Sportlife Naiadi, la rabbia dei genitori

Restano indignati i genitori dei 130 bambini tesserati con l’associazione sportiva di nuoto Sportlife, amministrata da Vincenzo Serraiocco, sospesa dalla FIN per morosità.

A causa di questa esclusione i giovani atleti non hanno potuto partecipare nei giorni scorsi alla 2/a Prova Grand Prix della Fin presso la piscina provinciale di Pescara. A determinare questa situazione, come già riferito, la decisione della FIN di sospendere l’ affiliazione della società, con il conseguente blocco dell’attività sportiva.

I genitori firmatari del documento richiederanno nei prossimi giorni anche la restituzione delle quote versate, dai 580 ai 630 euro dei canoni annuali già versati mediante una lettera di messa in mora. Nelle ultime settimane i bambini hanno provato ad allenarsi su invito di Serraiocco nella struttura di Chieti, ma a causa della mancanza degli spazi acqua hanno dovuto interrompere quasi subito gli allenamenti. Successivamente, anche grazie alla disponibilità degli istruttori che hanno messo a disposizione gratuitamente le loro prestazioni, i giovani atleti si sono trasferiti nella piscina di Silvi. In un documento sottoscritto da gran parte dei genitori si legge:

“Abbiamo solo una parola da dire a chi ha permesso che accadesse tutto questo: vergogna. In primis si deve vergognare la Regione Abruzzo che ha evitato negli ultimi dieci anni di destinare soldi alla manutenzione di una struttura che è stata sempre spacciata come il fiore all’occhiello a livello regionale, permettendo a personaggi in cerca di autore di amministrarla in modo tutt’altro che limpido; in secundis a doversi vergognare è il presidente della Sportlife, che ha intascato quote sociali da 500 a 650 euro annuali senza consegnarci parte del kit come da contratto (mancano ancora accappatoio e borsa per i nuovi, maglietta e pantaloncini per quelli dal secondo anno in poi), per poi sparire e farsi rappresentare dagli istruttori o da note inviate agli organi di informazione per comunicarci le cattive notizie man mano che la dura realtà veniva fuori, non solo a Pescara, ma anche a Lanciano e a Chieti”.
“Alla vigilia della seconda gara stagionale – lamentano i genitori – scopriamo che i nostri figli non sono più nella competizione, che non si possono più mettere in acqua perché l’assicurazione pagata non vale più, che per finire la stagione dovremo tirare fuori altri soldi per pagare gli spazi acqua, l’assicurazione, gli istruttori: e se vogliamo fare le gare regionali il 23 giugno potremo farlo solo fuori classifica. Si deve vergognare anche la Fin Abruzzo, incapace di fermare questa farsa in tempo, incapace di controllo e vigilanza, per non parlare della tutela dei propri tesserati: a maggio ci si è accorti del mancato pagamento di quote federali dopo mesi di morosità”.

I bambini continueranno ad allenarsi malgrado tutte le difficoltà, assicurano i genitori, che ripongono grandi speranze nella nuova società affidataria degli impianti sportivi in Viale Riviera Nord a Pescara.

Il collegamento al Tg8

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