Ud’A, per il Rettore la “sfiducia” di tutti i direttori di Dipartimento

Sei pagine, 13 firme. Ha tutto il sapore di un documento di sfiducia, per scelte e stile, indirizzato al Rettore della “d’Annunzio”  Di Ilio il documento sottoscritto da tutti i direttori di Dipartimento di Chieti e Pescara.

Sei pagine fitte di accadimenti ricordati, articoli di stampa citati, decisioni diffidate e perplessità gestionali sollevate: questo è, molto in sintesi, il duro documento sottoscritto al termine di una riunione che ha visto seduti intorno allo stesso tavolo tutti i direttori di Dipartimento della “Università G. d’Annunzio”. 13 firme che hanno il peso di un macigno persino più ingombrante delle contestazioni sindacali degli ultimi due anni di rettorato Di Ilio, delle querele per diffamazione al Dg Del Vecchio di parte del personale non docente, degli esperti linguistici ( Cel) in guerra per indennità e spazi, dei senati accademici spaccati su questioni importantissime, di CdA ( l’attuale) impugnati da imprenditori, intellettuali  e sindaci. O comunque, si tratta di un documento che se “solo” sommato a tutto il resto consegna a chi succederà al duo Di Ilio-Del Vecchio un Ateneo chiacchierato, contestato: a questo punto sfiduciato davvero da tutti i fronti. I 13 direttori di Dipartimento esprimono l’esigenza, a tratti intransigente, “di conoscere approfonditamente la logica e le determinanti delle scelte effettuate dal Rettore“. Di quali scelte parlano? Cosa non convince loro? Dove avvertono ombre e assenza di logica? I 13 direttori ( Bonetta, Buccolini, Caputi, Consani, Consorti, Fusero, Guarriello, Lelli Chiesa, Rea, Romani, Stuppia, Trinchese, Vacca) non risparmiano toni durissimi quando ad esempio scrivono di ” dubbi che accompagnano la circostanza che il contratto del Dg sia rimasto per quasi un anno e mezzo in una sorta di limbo giuridicamente difficile da qualificare e giustificare”. E ancora: “ Emerge con evidenza il significato politico della scelta del Rettore il quale, senza alcun confronto col Senato accademico e senza informare i direttori di Dipartimento, ha autonomamente deciso di trascurare completamente le spaccature degli Organi di Ateneo” rinnovando, fino al 31 ottobre 2018, il contratto al Dg. A metà della quarta pagina i 13 direttori ricordano le polemiche respirate per mesi in Senato accademico e in CdA innescate dalla insistente proposta del Magnifico di approvare in fretta il rinnovo del contratto al suo Direttore generale, Filippo Del Vecchio. Lo stesso che nel frattempo accumulava querele, denunce, esposti e arringhe sindacali ogni volta in difesa di un diverso diritto leso. Ad aprire il valzer di documenti congiunti e lenzuoli stesi è stata l’Ima, nel luglio del 2014 l’indennità mensile di Ateneo viene cancellata dall’oggi al domani dalle busta paga di 330 amministrativi. Poi è stata la volta della privacy violata con mailing list, telecamere e informazioni personali sbattute sul sito UdA alla mercé di chiunque. Tanto per citare due battaglie sindacali tra le più feroci. Tornando al documento dei 13 direttori, sul capo del Rettore in scadenza piovono critiche anche in merito al neo nominato CdA perchè- dicono- ” nella sostanza lo ha fortemente voluto il Rettore pro tempore il quale ha di fatto selezionato tutti i componenti del prossimo quadriennio”. Parlando del proprio ruolo, invece, i 13 firmatari si descrivono come ” tra coloro che coinvolti nel governo di Ateneo hanno il dovere morale oltre che istituzionale di vigilare e segnalare ogni criticità”. Balzano agli occhi, scorrendo le sei pagine, espressioni che tratteggiano con nitidezza lo “scollamento” tra i protagonisti della gestione di un Ateneo, i “significativi passaggi istituzionali affrontati in condizioni anomale”, le criticità mai sanate. Guardano al Rettore che verrà i 13 direttori di Dipartimento quando scrivono: “Si troverà ad operare per metà del suo mandato con una squadra alla cui scelta non avrà avuto la possibilità di concorrere“. Insomma, un Dg che durerà più del Rettore che lo ha voluto, difeso e confermato, un Ateneo scollato, un contestato CdA lasciato in eredità a chi subentrerà a Di Ilio, un Senato messo all’angolo e uno statuto la cui revisione, sollecitata da tempo e da molti, non è mai nemmeno arrivata ad un ordine del giorno. Uno statuto che peraltro sancisce espressamente, in un passaggio in particolare, il rapporto fiduciario tra Rettore, Dg e CdA: legame che viene meno nel momento in cui tra le tre “figure” in questione manca un allineamento di scadenze e durate. Una cosa è certa: queste 13 firme sono anche la risposta a quanti per oltre due anni si sono domandati, fuori e dentro aule e uffici, che fine avessero fatto i professori. 13 firme che segnano un punto di non ritorno, una presa di posizione probabilmente alimentata dalla speranza che non sia troppo tardi per restituire alla ” d’Annunzio” dignità, trasparenza e autorevolezza.

L'autore

Barbara Orsini
Laureata con lode in Scienze Politiche con una tesi pubblicata presso l’IILA di Roma, inizia subito l’avventura giornalistica collaborando con “Il Tempo” e con TVQ. Dal 2002 lavora per Rete8 dove si occupa di cronaca, politica, terza pagina, economia-sindacale e dove ha condotto la rubrica “Allo Specchio”. Ama leggere, viaggiare e declinare tendenze in tutte le sfaccettature.

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