Pescara, omicidio Russo: già noti i problemi psichiatrici dell’assassino

Era stato diagnosticato dal 1999 il disturbo psichiatrico di Roberto Mucciante, il 51enne che a Pescara uccise a coltellate il vicino di casa Salvatore Russo.

 

Nel 1999 Mucciante si rivolse a una struttura sanitaria pubblica, dove gli venne diagnosticata una sofferenza psichiatrica e gli vennero prescritti farmaci specifici. Secondo il perito nominato dal giudice, Massimo Di Giannantonio, docente di Psichiatria all’Università D’Annunzio, la sofferenza psichiatrica di Mucciante non era recente, ma era già stata diagnosticata da anni. Di Giannantonio ha illustrato la sua relazione in sede di incidente probatorio, al Tribunale di Pescara. Secondo lo psichiatra l’omicida reo confesso era “preda della sua sofferenza psicopatologica, non trattata e non adeguatamente curata, e ha avuto un’esplosione psicotica di grande importanza”.

La tesi è suffragata dai documenti che attestano come il trattamento sanitario ricevuto in carcere da Mucciante, a base di tranquillanti minori, farmaci anti-psicotici e farmaci anti-depressivi, “dopo un certo numero di mesi abbia prodotto dei miglioramenti sia dal punto di vista sintomatologico che dal punto di vista comportamentale”. Di Giannantonio ha aggiunto che “l’imputato al momento del fatto era affetto da una patologia psichiatrica che ne ha compromesso grandemente la capacità di autodeterminarsi”. Attualmente, invece, l’omicida “non presenta quelle caratteristiche psichiche che lo rendano pericoloso socialmente” ed “è in grado di partecipare coscientemente al processo”. All’incidente probatorio, davanti al gip Antonella Di Carlo, hanno preso parte i legali Gianluigi Amoroso e Clara Di Sipio, che assistono Mucciante, presente in aula, e gli avvocati Andrea Cocchini e Alessandro Dioguardi, in rappresentanza dei familiari della vittima.

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