Pescara, perplessità sul nuovo stadio dalla Facoltà di Architettura

Pescara, perplessità sul nuovo stadio dalla Facoltà di Architettura.  Sul progetto del nuovo stadio di Pescara interviene il Professor Paolo Fusero Direttore del Dipartimento di Architettura dell’ Università D’Annunzio il quale in un documento approvato all’unanimità dal Consiglio del Dipartimento esprime forti perplessità. Di seguito le motivazioni.  

È di attualità la discussione sull’area scelta dal Comune di Pescara per localizzare il nuovo stadio di calcio. Noi non siamo contrari alla sua realizzazione, anzi ci sembra un’ottima occasione, in una logica di strategie di sviluppo di area metropolitana. Non siamo neppure contrari al progetto sotto il profilo strettamente architettonico, al contrario ne apprezziamo le valenze. Siamo invece molto perplessi in merito alla scelta localizzativa: le aree limitrofe alla riserva naturale della pineta dannunziana. Realizzare una struttura complessa come un nuovo stadio da calcio secondo i parametri UEFA (uno stadio che contiene oltre la destinazione d’uso sportiva con annessi parcheggi, altre funzioni private ad quelle es. commerciali) in un’area così delicata come quella adiacente la pineta dannunziana ci pare una decisione non in linea rispetto ad alcuni principi che pensavamo fossero oramai acquisiti non solo dalla comunità scientifica, ma più in generale dalla società civile.

AREA NUOVO STADIO 2

Le ragioni delle nostre perplessità si possono riassumere in quattro punti che riguardano altrettanti paradigmi delle nostre discipline scientifiche.

  1. Consumo di suolo zero. La comunità accademica internazionale è oramai unanime nel condividere una posizione rigorosa nei confronti del consumo di suolo: evitare trasformazioni urbane che determinino l’irreversibile trasformazione dei suoli agricoli periurbani in aree edificabili. Il lungo ciclo strutturale che a partire dal secondo dopoguerra ha portato ad un’espansione continua dei centri abitati, spesso provocando danni irreparabili ai nostri territori, sta esaurendo la sua carica propulsiva facendo intravedere all’orizzonte un possibile cambiamento di rotta. Parlare oggi di contenimento del consumo di suolo non appare più una velleità ambientalista, ma comincia ad assumere solidi contorni scientifici che devono trovare riscontro in concrete politiche di graduale riduzione dei processi di dilatazione delle nostre città.
  2. Rigenerazione urbana. È un concetto che va di pari passo con quello di “consumo di suolo zero” e significa il recupero e la riqualificazione di parti di città degradate, aree che hanno perduto la loro funzione originaria, o lotti interclusi interni agli agglomerati urbani, attraverso interventi di sostituzione che limitino il consumo di territorio, salvaguardando gli aspetti ambientali e paesaggistici. In altre parole significa sfruttare le occasioni di trasformazione urbana, non per aprire nuovi fronti urbani espandendo la città oltre i suoi confini, ma per riqualificarla al proprio interno, conferendo nuova identità urbana e valore ambientale a quartieri esistenti degradati. Anche questo è un tema molto rilevante nella comunità scientifica, e ha a che fare con le politiche di sviluppo sostenibile delle nostre città. La realizzazione di un nuovo stadio di calcio sarebbe una meravigliosa occasione per mettere in pratica questi principi identificando un sito con queste caratteristiche, che evidentemente non può essere la delicata area retrostante la riserva naturale pineta dannunziana, vocata invece a fondamentali funzioni di “zona cuscinetto” ambientale.
  3. Aspetti paesaggistici e ambientali. Il termine paesaggio negli ultimi decenni si è evoluto da un’accezione estetica ristretta di “bellezza naturale”, che giustificava la tutela alle sole aree di pregio vincolate, ad una visione più complessa che abbraccia il concetto di bene ambientale e che quindi interessa ampie porzioni di territorio. La pineta dannunziana in questa logica non va quindi circoscritta all’area perimetrata dai cancelli, ma va intesa come un tutt’uno ambientale con le aree agricole circostanti (ancorché oggi abbandonate) e con il territorio antropizzato delle colline prospicienti da cui si può godere di meravigliose visuali prospettiche della città che pongono la pineta stessa e il mare come sfondo. Qualsiasi intervento edilizio consistente (uno stadio di calcio, un polo di attrazione commerciale, un intervento di edilizia privata, etc.), per quanti sforzi si possano fare per dissimularne l’impatto ambientale (compensazioni ambientali, mascherature verdi, coperture vegetali, etc.) interferirebbe inevitabilmente con i delicati equilibri paesaggistico ambientali della pineta.
  4. Aspetti ecologici. Se guardiamo la riserva naturale della pineta dannunziana dall’alto, utilizzando ad esempio Google Earth, ci rendiamo conto che essa costituisce il terminale di un corridoio ecologico che dalle colline di S. Giovanni Teatino, attraversando i rilievi di S. Silvestro e di Colle Pineta, raggiunge il centro cittadino. É il corridoio ecologico più importante della città, l’unico che dalla fascia collinare riesce a raggiungere il mare. Sotto il profilo puramente naturalistico questa “infrastruttura ambientale” è molto importante a garantire la biodiversità perché consente la naturale propagazione di specie vegetali e animali. La stessa qualità ecologica della pineta (già allo stato attuale fortemente indebolita) potrebbe essere messa in crisi da una sua ulteriore “insularizzazione”: circondata da spazi artificiali possono venir meno le necessarie interrelazioni con gli ambiti naturali circostanti. Inoltre, essendo l’area posta ai piedi di una collina, il suo ruolo nell’equilibrio idrologico è essenziale: essa costituisce un naturale collettore delle acque piovane che, drenate dalla zona collinare vengono assorbite e stoccate dai terreni a valle. I frequenti allagamenti a carico dell’ambito urbano della pineta dovrebbero indurre maggiore cautela nei confronti di ipotesi di ulteriore impermeabilizzazione dei suoli, tanto più nella prospettiva dei cambiamenti climatici in atto (si sono fatte delle simulazioni di esondazione del Torrente vallelunga adiacente all’area di intervento?).

Non si poteva fare una scelta diversa? Alla luce delle riflessioni svolte sorge spontanea una domanda: esistono soluzioni localizzative alternative a quella individuata per realizzare il nuovo stadio di calcio di Pescara? Si è fatta un’analisi comparativa approfondita di tutte le possibili opzioni di area vasta, non limitandosi ai soli confini amministrativi, ma estendendo la verifica ai comuni adiacenti, che costituiscono oramai un tutt’uno urbano con Pescara? Si è tenuto conto, oltre che degli aspetti tecnico-funzionali imposti dalla UEFA, anche delle questioni ambientali che abbiamo sollevato? Quali garanzie si hanno sulla effettiva realizzazione delle opere di mitigazione degli effetti indotti dal progetto? Forse è proprio questo che ci sentiamo di stigmatizzare nel metodo posto in essere dal Comune di Pescara. Ci sarebbe piaciuto discutere di scenari progettuali alternativi, magari attraverso approfondimenti progettuali analoghi a quello in discussione fatti anche su altre aree, quando le decisioni erano ancora da prendere e non ora come strumento di acquisizione del consenso. Avremmo potuto soppesare vantaggi e svantaggi delle diverse soluzioni localizzative, e arrivare ad una conclusione consapevole, e non ritrovarsi ancora una volta a schierarci a favore o contro una scelta che evidentemente è già stata assunta.   Questo modo di fare ci pare anacronistico. Probabilmente 40 anni fa si poteva anche accettare una simile soluzione, comprendendo a posteriori le ragioni dell’apertura di nuovi fronti urbanizzati dal punto di vista della rendita immobiliare di terreni molto pregiati e concentrando il dibattito sulla qualità edilizia degli interventi. Ma quanta acqua sotto i ponti è passata da allora? Le tematiche ecologico ambientali hanno preso sempre più spazio nelle opinioni pubbliche locali, i processi partecipativi sono diventati irrinunciabili nelle scelte strategiche territoriali, il concetto di paesaggio come bene collettivo si è consolidato, il contenimento del consumo di suolo e la rigenerazione urbana sono diventati linguaggio comune anche per i non addetti ai lavori.

Come andrà a finire? Le incognite che gravano sull’ipotesi di realizzazione dello stadio della pineta sono ancora molte: dalle procedure autorizzative (ad es. le valutazioni di impatto ambientale) agli impegni che dovrebbero assumersi soggetti esterni come le FFSS o l’Anas a cui è demandata la demolizione del tratto terminale della tangenziale (condizione necessaria per la realizzazione dello stadio). Ma ipotizziamo che gli iter politico amministrativi e gli interventi edilizi propedeutici abbiano disco verde, come reagirà la componente politica e l’opinione pubblica? Tutto fa pensare che gli orientamenti generali dei portatori di interessi (i cosiddetti “stakeholders”) siano a favore di questa ipotesi localizzativa: si sosterrà che lo stadio deve essere fatto esattamente lì dove è stato deciso di farlo. Si dirà che non ci sono altre aree libere di quelle dimensioni nel comune di Pescara e che i cittadini non accetterebbero mai uno stadio di calcio fuori dai confini comunali; si arricchirà il progetto di compensazioni ambientali e di accorgimenti ecologici che lo renderanno “totalmente compatibile” con la pineta dannunziana; si metteranno in evidenza gli aspetti positivi di una simile scelta localizzativa a cominciare da quelli trasportistici e intermodali; si accetteranno le quantità di funzioni extra sportive private giustificandole come “male necessario” per la sostenibilità economica degli interventi.   Succederà in piccolo quello che è successo a Roma: vi ricordate l’intervista televisiva in cui Spalletti, l’allenatore della squadra di calcio, al grido di “facciamolo ‘sto stadio!” dissolse in un baleno tutte le perplessità politiche sulla vicenda? Nessuno da allora se la sentì più di provare a frenare la corsa del “treno del progresso”.

Ma sia ben chiaro: noi non abbiamo intenzione di fermare nessun processo di sviluppo! Siamo perfettamente consapevoli che la privatizzazione degli stadi di calcio è un fenomeno inarrestabile che se ben governato può produrre occasioni urbane di grande interesse per le nostre città. Non pretendiamo neppure di imporre il nostro punto di vista, indicando soluzioni alternative “ideali”. Sappiamo bene che le politiche territoriali non sono una scienza esatta, che non esistono verità assolute, e che quindi è una questione di priorità: per noi la difesa della riserva naturale della pineta dannunziana e delle aree agricole periurbane che la circondano rappresenta una priorità di livello superiore a qualsiasi altra considerazione di tipo funzionale o immobiliare. Per noi temi – su cui invitiamo l’amministrazione pubblica a riflettere – come il consumo di suolo, la rigenerazione urbana, gli aspetti paesaggistici, ambientali, ecologici, non sono solo dei manifesti culturali da dibattere nei convegni accademici, ma sono dei comportamenti virtuosi che abbiamo faticosamente acquisito dai nostri studi, e che volendo essere coerenti con noi stessi, sentiamo il dovere di diffondere nella società civile non per frenarne la crescita, ma al contrario per contribuire ad aumentarne la competitività territoriale in una logica di sviluppo sostenibile.

Auspichiamo che queste nostre riflessioni siano ascoltate con spirito costruttivo, nella consapevolezza dei ruoli di ciascuno: il ruolo dell’Università è di supporto scientifico e di stimolo culturale, il ruolo dell’amministrazione pubblica è quello di assumersi la responsabilità delle decisioni.

2 Commenti su "Pescara, perplessità sul nuovo stadio dalla Facoltà di Architettura"

  1. Il Prof. Fusero ha assolutamente ragione. Da suo ex studente ho avuto a che fare con questi temi nei lavori fatti sotto la sua guida e mi ricordo quanto fosse complicato inizialmente comprendere appieno e gestire tutti questi parametri nella progettazione a scala urbana, ma è un processo dovuto e inderogabile. Ignorarlo significherebbe eliminare la base e non semplicemente degli step da “visione sofisticata” delle cose. Il Sindaco e la sua Amministrazione ascoltino i consigli di un Ateneo che da 50 anni regala alla città e alla regione intera migliaia di idee per migliorare la qualità della vita dei cittadini abruzzesi e che vanta un’equipe docenti-ricercatori vantata a livello nazionale

  2. A pescara già c’è non penso che c’è ne sia bisogno un altro di stadio. Invece dello stadio fate gli alloggi per chi vive un condizioni pessime

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