Ognissanti: c’è chi al Cimitero non va: “Sono con noi, non lì”

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Nei giorni di Ognissanti e dei Defunti, c’è anche chi al Cimitero non va. Non certo per trascuratezza nei confronti di chi ci ha lasciato, ma per scelta. “Sono con noi, non lì”.

Il cimitero è un “luogo di riposo” e l’etimologia greca consola, per quanto possibile, chi si trova a dover affrontare, questi giorni, con dolore, assenza, in qualche caso rabbia, avendo magari perso da poco, una persona cara. Poi c’è la Fede, che per chi crede rappresenta una grande alleata. C’è il Sacro e il profano, servizi e articoli giornalisti si moltiplicano sul “caro fiori”, sul traffico impazzito nei pressi dei cimiteri, sulle tombe che ritrovano il colore dei fiori, sulle preghiere di coloro che si recano, almeno una volta l’anno, questa sottolineatura è d’obbligo…, nel luogo dove riposano i propri cari. Già. Ma almeno per una volta, vorremmo soffermarci, invece, su chi per scelta, al cimitero non va. Non per trascuratezza, sia ben chiaro, nei confronti della persona amata, della persona cara, che ora non c’è più, nemmeno perché non si ha Fede, o non si crede. C’è chi sceglie di non andare perché è profondamente convinto che la persona cara, il padre o la madre, un fratello o una sorella o ancora più duramente e inconsolabilmente, un figlio, non stiano lì, tra le tombe nelle fredde file di un cimitero, ma ancora con noi. C’è chi non ce la fa ad andarci al cimitero. Chi da poco si trova a dover affrontare un lutto, sbatte forte contro una realtà che inconsciamente rimuoviamo: la morte, soprattutto l’assenza che è una crepa nella quotidianità, dove chi faceva parte della nostra quotidianità non c’è più. Ecco, questi sono i giorni che ti scavano dentro, i giorni in cui la morte torna a far parte della vita e viceversa, i giorni dei perché, delle domande, del Senso di tutto. Ognuno trascorre dunque questi giorni come meglio crede, soprattutto dove meglio crede: se dinanzi al mare, al cielo, alla natura, in Chiesa, in casa, o dinanzi alla tomba di chi (almeno apparentemente non c’è più). Al di là delle convenzioni, dei giudizi, delle tombe ricolme di fiori o delle semplici Croci nel Campo, c’è anche chi al Cimitero non va. Un adagio recita: “Se prima un nostro caro, fisicamente era con noi solo in alcuni momenti della giornata, ora, invece è con noi sempre e ovunque”. Ovunque, appunto, non solo o non certo nei Cimiteri”. Difficile capire la scelta di non andare quando tutti vanno, al Cimitero. Difficile comprenderla questa scelta se non si studia la mente, o i comportamenti umani dopo un lutto. Chi parla di rimozione, chi di rabbia, chi di debolezza, chi di mancata accettazione della perdita. Ma forse, non serve essere psicologi o sociologi, o esperti della mente umana. Serve poco, davvero poco per capirla, questa scelta: sensibilità.

L'autore

Antonella Micolitti
E' nata e vive a Pescara. Si è laureata con lode in Lettere, all'Università d'Annunzio di Chieti. Giornalista professionista dal 2007, si occupa principalmente di politica, sociale, attualità, costume. E' appassionata di storia e storia dell'arte bizantina e astronomia, strimpella il pianoforte e le piace il mare d'inverno. Ama Luigi Tenco e le sue canzoni ma le piace ascoltare anche Jovanotti, quello meno conosciuto con i suoi brani più belli. Adora la Grecia e la Russia e le rispettive lingue. Il suo obiettivo è raccontare il volto più curioso e nascosto dell'Abruzzo. Suggeritele le vostre storie. Scrivete alla mail "[email protected]" o "[email protected]". Sarà lieta, per quanto possibile, di darvi voce e spazio, perché la televisione la fate voi con noi.

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