Scoppia il caso dei rifiuti inviati in Marocco

Scoppia il caso dei rifiuti inviati in Marocco. C’è un coinvolgimento dell’Abruzzo dietro il caso internazionale dei rifiuti partiti dall’Italia e arrivati in Marocco. Un carico di 2.500 tonnellate di rifiuti, trasportati via mare, che non si sa più dove sia e la Rete che stringe l’assedio. Un Ministro che ritratta. Lo scandalo della spazzatura italiana, “Zbel Taliania”, che gli ambientalisti denunciano arrivi dalla ‘Terra dei fuochi’ campana mentre il ministero dell’ambiente sostiene provenga da Pescara, rischia di sommergere i palazzi di Rabat.

Gli internauti sono certi che il carico sia già entrato in Marocco, “in arrivo dalla Terra dei fuochi”, e che sia stato smistato tra El Jadida e Safi, il centro sulla costa atlantica divenuto una discarica a cielo aperto. Il ministro dell’ambiente marocchino, Hakima El Haité, in una conferenza stampa tenta di fare chiarezza: “I rifiuti non sono ancora stati inceneriti – assicura – tutto è fermo a Bouskoura, in attesa dei risultati delle analisi”. Una marcia indietro rispetto a quello che aveva assicurato in un primo momento. E cioè che i rifiuti erano già arrivati nelle sedi di smaltimento e che le analisi italiane e marocchine avevano già dato il via libera, con tanto di assicurazione per la salute dei cittadini. Quel che è certo è che una nube scura sta già intossicando il clima politico marocchino, a poco meno di tre mesi dalle prossime elezioni del 7 ottobre. Proprio mentre fervono i preparativi per la Cop 22, la conferenza sul clima prevista per novembre a Marrakech, l’arrivo di questo carico di 2.500 tonnellate di rifiuti è piombato come un macigno sulla testa della società civile sempre più impegnata in battaglie ecologiche. Le associazioni ambientaliste, quasi 200, fanno cartello sotto il titolo di ‘Coalition marocchine pour la joustice climatique’ e sollevano lo scandalo a partire da un’inchiesta giornalistica che dà conto di quello che definisce un “traffico di rifiuti pericolosi”. Ora il ministro contrattacca: “In Marocco arrivano ogni anno 450 mila tonnellate di questi rifiuti. Sono rifiuti di tipo Rdf, refuse derive fuel, e sappiamo che non si tratta di spazzatura qualsiasi. Abbiamo affidato le analisi a una società francese. I documenti di accompagnamento che sono italiani attestano la non pericolosità. Ma il laboratorio francese ora ci dirà se il carico è in linea con i parametri Ue, se è nocivo per la salute dei cittadini”. Quanto alla provenienza, dice, “arrivano sì dall’Italia, ma da Pescara e non da Napoli” come invece denunciano gli ambientalisti e “tra i documenti c’è anche la dichiarazione anti-mafia dell’azienda, la DECO che è azienda accreditata dall’Unione europea”. Tutti documenti di cui la società civile non è riuscita a prendere visione, pur avendolo chiesto. Quasi 20mila i sostenitori della petizione che vorrebbe rispedire in Italia i rifiuti. E c’è un appello che chiama in causa direttamente il re Mohammed VI. Da molte parti si reclama una inchiesta politica su chi stia mentendo al paese. Laureata in biologia e microbiologia, specializzata in ecotossicologia, il ministro Hakima El Haité è originaria di Fes. Al dicastero dell’ambiente sotto l’insegna del Partito popolare, di centro destra, in questo scandalo non ha mai avuto il sostegno del capo di governo Abdelilah Benkirane, del Pjd, il partito filo islamista della Giustizia e dello sviluppo. Per questo è sicura che il polverone sollevato sia una strumentalizzazione e la controprova sarebbe proprio nella lista delle associazioni.

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