Infanticidio Civitaquana: madre assolta perché il fatto non sussiste

Assolta perché “il fatto non sussiste”: cade l’accusa di infanticidio per Paola Palma, la 24enne di Civitaquana (Pescara) ritenuta colpevole di aver provocato la morte del figlio neonato. A stabilirlo è stato il gup del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, che ha dunque assolto la giovane.

La ragazza, che è stata giudicata con il rito abbreviato, è stata però condannata a due anni (pena sospesa) per calunnia nei confronti delle parti offese, ossia un amico e l’ex marito. Quest’ultimo, un 32enne di origine marocchina, si è costituito parte civile e per lui il giudice ha disposto il risarcimento del danno, che sarà stabilito in separata sede.

Per Paola Palma il pm Andrea Papalia aveva chiesto 16 anni di reclusione. I fatti risalgono al periodo compreso tra la fine di gennaio e la metà di febbraio 2014.

In una denuncia del maggio 2014 nei confronti del marito, la 24enne avrebbe dichiarato che, giunta al settimo-ottavo mese di gravidanza, a seguito di un’emorragia o, comunque, di una vistosa perdita ematica conseguente a un’aggressione da parte del marito, avrebbe chiesto aiuto a un amico, il quale l’avrebbe portata immediatamente a casa sua e, dopo averle praticato una puntura per l’anestesia, l’avrebbe aiutata a partorire un bambino che sarebbe nato già morto.

La ragazza inoltre non solo avrebbe accusato l’uomo di avere occultato il cadavere del neonato, ma avrebbe anche riferito, sempre falsamente, secondo l’accusa, di avere successivamente incontrato casualmente l’amico il quale l’avrebbe minacciata di non riferire nulla e di non fare il suo nome.

 

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