Consiglio Abruzzo: il “caso” Quaresimale, da Lega bocche cucite

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Assente all’avvio dei lavori del Consiglio regionale d’Abruzzo, questa mattina in seduta a Pescara nell’aula del Comune, il consigliere  Pietro Quaresimale che nei giorni scorsi, con una nota, aveva annunciato il suo addio alla Lega.

Bocche cucite nel gruppo regionale della Lega in attesa di una ratifica delle dimissioni. Nessuno ha però rilasciato dichiarazioni, in attesa di una presa di posizione ufficiale anche del segretario regionale Luigi D’Eramo.

Ma la seduta è stata caratterizzata anche dal discorso di Giovanni Legnini nominato la scorsa settimana Commissario per la Ricostruzione:

“Mi dimetto dal Consiglio regionale, ma non mi dimetto dalla sfera pubblica della nostra regione. Grazie, presidente Sospiri – ha aggiunto – per le parole che mi ha rivolto e grazie alle parole del presidente della Giunta Marsilio. Si tratta di un compito che mi onora e mi carica di una responsabilità enorme, per superare la situazione di grave difficoltà nella quale si dimenano imprese, cittadini e istituzioni del cratere sismico. Parliamo di 79mila edifici che hanno subito danni gravi con la presentazione di 12.800 pratiche presentate e 4600 approvate, di 138 Comuni nel cratere e 353 comuni fuori il cratere. Non vi era e non vi è incompatibilità con la carica di consigliere – ha spiegato – tuttavia non ho avuto esitazione di lasciare, con dispiacere, e lo faccio per dedicarmi a tempo pieno a questo nuovo incarico. Lo faccio per rispetto della funzione commissariale e dei cittadini e delle istituzioni regionali e dei loro presidenti. Dopo un anno la mia esperienza si conclude qui; giovedì presiederò la Commissione di Bussi e poi mi dimetterò. Il mio obiettivo – ha aggiunto Legnini – è superare l’emergenza e poi determinare, sembrerà paradossale dirlo, la cessazione del mio incarico. So qual è stato l’impegno dei tre commissari precedenti, ma dico che il Commissariamento va superato per dare delle risposte, anche se in tempi non brevi, perché il lavoro che ci aspetta è un grande lavoro e un impegno gravoso che mi è stato proposto a cui non potevo sottrarmi e che mi onora”.

In apertura del Consiglio il presidente Sospiri è intervenuto sulla vicenda che ha riguardato Domenico Pettinari:

“Mi capita spesso di parlare di impeto senza dare peso alle parole. Può capitare, ma non deve capitare. Dobbiamo moderare tutti il nostro linguaggio. C’è qualcuno tra noi che sa di aver pronunciato parole di minaccia verso il consigliere Pettinari. Queste cose si risolvono da galantuomini, stringendosi la mano e chiedendo scusa. Il mio compito è ovviamente garantire che quello che è accaduto non accada più”.

Così, in apertura della seduta odierna del Consiglio regionale d’Abruzzo, Lorenzo Sospiri, sulla vicenda di cui è stato protagonista nei giorni scorsi il vicepresidente Domenico Pettinari (M5s) che, nell’ultima seduta, è stato fatto oggetto di alcune minacce da parte di un consigliere, minacce ascoltate da un microfono rimasto acceso, e ascoltate anche attraverso lo streaming del Consiglio regionale.

C’è stata anche la protesta dei lavoratori del Ciapi questa mattina nell’aula consiliare del Municipio di Pescara che oggi ospita la seduta del Consiglio regionale d’Abruzzo. Le maestranze sono ancora in attesa delle spettanze arretrate, quattro anni, dopo la chiusura del centro di formazione e dopo che il giudice delegato ha firmato i decreti ingiuntivi alla Regione per il pagamenti dei lavoratori. Esposti striscioni contro i vertici regionali. Una rappresentanza dei lavoratori ha poi incontrato consiglieri e assessori.

“Purtroppo – ha spiegato il direttore del Ciapi, Paolo Cacciagrano – è una situazione atavica che sta precipitando perché quando non si rispettano norme, leggi, succede quello che vedete. Purtroppo già nel Consiglio regionale scorso questa maggioranza ha deciso di liquidare un ente con 52 anni di storia, il fiore all’occhiello della Regione; perché non dobbiamo dimenticare che il Ciapi è proprietà della Regione Abruzzo, ha fatto formazione per 40mila abruzzesi e oggi si sta chiudendo come si stesse chiudendo un circolo bocciofilo”. Non essendovi stati più contributi annui per il Ciapi, ha ricordato Cacciagrano, si sono accumulati debiti “in particolare nel confronti dei dipendenti che vantano quattro anni di mancate retribuzioni, e questo nonostante ci siano state due leggi regionali emanate dal Consiglio regionale uscente in cui si stabilivano i fondi da utilizzare per il Ciapi e per il pagamento dei lavoratori. La Regione Abruzzo ad oggi non li ha liquidati e, nonostante l’ordinanza esecutiva del giudice, sono cinque mesi – ha concluso Cacciagrano – che i lavoratori attendono il pagamento di quattro anni di stipendi”.

Il collegamento con il Tg8

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