Province: appello a Governo, si rischia di non pagare i dipendenti

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Appello al Governo anche delle Province abruzzesi: mancano i fondi, si rischia di non poter pagare tra qualche mese i dipendenti. Chiesta la proroga per evitare il commissariamento. Per non parlare di messa in sicurezza di scuole e strade.

E’ il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco e presidente regionale Upi, Unione delle Province, a spiegare la situazione difficile se non critica in cui versano le province: crisi finanziaria che potrebbe compromettere, entro qualche mese, i pagamenti agli stessi dipendenti. Critiche sono rivolte alla Riforma Delrio che ha ingarbugliato, secondo gli esponenti delle Province, ancora di più le cose. Per non parlare della messa in sicurezza di strade e scuole, difficile se non impossibile se mancano i fondi. Di seguito riportiamo il documento nel quale si fa il punto e precise richieste all’attuale Governo. C’è una proposta della Lega, infatti, che vorrebbe tornare alla elezione diretta da parte dei cittadini dei Consiglio provinciali.

Il servizio del Tg8

 Di seguito il documento delle Province:

1. I forti limiti della Legge 56/14

A quattro anni dall’entrata in vigore dalla Riforma delle Province è urgente un intervento di revisione profonda della riforma sul piano istituzionale, organizzativo ed economico, per tornare a garantire la piena funzionalità degli enti.
Servono:
✓ organi politici pienamente riconosciuti;
✓ personale qualificato per permettere la piena funzionalità della macchina amministrativa;
✓ autonomia finanziaria e risorse necessarie alla piena copertura delle spese per le funzioni fondamentali.

2. La necessaria revisione del sistema elettorale

Il sistema elettorale adottato dalla legge 56/14, pensato come transitorio, presenta evidenti criticità (la solitudine istituzionale dei Presidenti di provincia dovuta alla mancata previsione di un organo esecutivo; l’aleatorietà della rappresentanza di tutto il territorio nell’ambito delle elezioni provinciali e dei consigli provinciali; l’ineleggibilità degli amministratori comunali agli organi di governo provinciali se il loro mandato scade 18 mesi dalla data di svolgimento delle elezioni; la durata degli organi, 4 anni per i Presidenti di Provincia e 2 anni per i Consigli provinciali).
Occorre che Parlamento e Governo prendano una decisione: tornare ad un sistema a suffragio universale di elezione diretta o mantenere l’elezione di secondo grado, che deve però essere rivisto totalmente.
Qualunque sarà la scelta, l’obiettivo dovrà essere quello di restituire autorevolezza e stabilità agli organi di governo delle Province, prevedendo: una durata del mandato di 5 anni e la rappresentatività di tutto il territorio provinciale; la valorizzazione del ruolo delle assemblee dei Sindaci, garantendone la funzionalità e il rapporto diretto della Provincia con i Comuni; la funzionalità del governo provinciale anche attraverso la previsione di un organo esecutivo collegiale. Serve una norma transitoria che proroghi il mandato degli organi delle Province attualmente in carica per arrivare con il nuovo sistema elettorale in tempi certi, assicurando continuità nel governo degli enti.

3. Il consolidamento e l’ampliamento delle funzioni provinciali

Il carattere transitorio della legge 56/14 ha portato alla sostanziale indeterminatezza delle funzioni assegnate dallo Stato e ha condizionato fortemente le leggi regionali che hanno provveduto al riordino delle funzioni provinciali e di area vasta nel 2015. La maggior parte delle leggi regionali ha riaccentrato in capo alla Regione o ad enti/agenzie strumentali regionali le funzioni di area vasta, e le discipline sugli enti di area vasta che sono state approvate nelle Regioni a statuto speciale sono del tutto disomogenee. E’ necessaria quindi la revisione dell’elenco delle funzioni fondamentali, consolidando quelle attualmente previste e ampliandone il perimetro, includendovi quelle tipiche di area vasta, a partire dalle funzioni ambientali e da quelle di pianificazione strategica dello sviluppo locale e di governo del territorio. Inoltre, occorre includere espressamente tra le funzioni fondamentali quelle di assistenza e di supporto ai Comuni, le Stazioni uniche appaltanti e i servizi pubblici locali, concentrando a livello provinciale, per i servizi pubblici locali, di tutte le funzioni attualmente attribuite ad ATO di dimensione regionale, sovra-provinciale o sovra-comunale (bacini trasporti, bacini idrici, ambiti rifiuti, ecc.).

4. La crisi finanziaria: i numeri di una emergenza ancora irrisolta

I tagli manifestamente irragionevoli della Manovra economica 2015, sommati agli interventi già fortemente sproporzionati imposti a partire dal 2012 alle Province, hanno prodotto una situazione di grave precarietà finanziaria, tanto che: 3 Province sono in dissesto, 11 Province sono in pre-dissesto; non tutte le Province hanno ancora approvato il bilancio 2018 -2020; le Province che hanno approvato il bilancio triennale, sono riuscite a farlo solo con operazioni contabili, senza garantire la piena copertura delle spese per le funzioni fondamentali e i servizi ai cittadini.

Mancano a regime 280 milioni, il totale di risparmio eccessivo di spesa per personale a seguito del riordino delle funzioni, calcolato in maniera errata nel 2014.

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