Un gasdotto nel cuore sismico, le associazioni insorgono

Basta sovrapporre le mappe per capire, con un rapido sguardo, che il gasdotto Rete Adriatica passerà proprio nel cuore sismico dell’Italia centrale. L’impianto Snam attraverserà L’Aquila, Norcia e Visso. Le associazioni insorgono.

La battaglia “contro” è quella portata avanti da tempo dai comitati abruzzesi sorti, a Sulmona e L’Aquila in particolare, per dire no al gasdotto Rete Adriatica. Il progetto è stato portato nuovamente all’attenzione del Ministro Delrio venerdì scorso durante un incontro al cinema Pacifico di Sulmona. “In due anni potrebbe essere ultimato- denuncia Giovanna Margadonna, portavoce del Comitati per l’ambiente di Sulmona-. Si tratta di un tubo pieno di gas che va da Sulmona a Foligno passando per le zone de L’Aquila, di Norcia e Visso. Le zone interessate dagli ultimi terremoti, dal 1997 ad oggi. Venerdì ne abbiamo parlato con il ministro Graziano Delrio – ricorda la Margadonna-  durante la sua visita in Abruzzo ( in mattinata alla Sevel di Atessa e nel pomeriggio proprio a Sulmona ) ma ci ha detto che la competenza è dello Sviluppo economico. Che fare?”. Una denuncia questa rimbalzata anche su Il Fatto Quotidiano con la firma di Ferruccio Sansa. Margadonna, come molti abitanti dell’Appennino, si chiede cosa succederebbe ad una condotta di un metro e venti di diametro, piena di gas ad una pressione di 75 atmosfere, se arrivasse un terremoto come quello che ha spezzato il monte Vettore. La “Rete Adriatica” (il progetto è del 2011) è un colosso di 687 km che attraversa dieci Regioni: un’opera  divisa in cinque tronconi. Il tratto più delicato si trova esattamente a metà strada, nell’Italia dei terremoti: “Intorno alla linea del gasdotto è prevista la realizzazione di centrali di stoccaggio (una quindicina) e di una centrale di compressione a Sulmona- spiega Augusto De Sanctis del Wwf Abruzzo- proprio vicino ad una faglia silente. La condotta passerebbe, poi, nella zona altamente sismica del monte Morrone. ” Parliamo di zone già interessate da frane, con  fiumi e torrenti che incrocerebbero il gasdotto- conclude De Sanctis.

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