Chieti: guard rail inadeguato, condannata Soc. Autostrade

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Guard rail inadeguato, il Tribunale di Chieti ha condannato la Società Autostrade a risarcire i familiari di un autotrasportatore rimasto ucciso in un incidente nel 2010.

“La barriera esistente sul viadotto ‘Brusciano’, in ragione del basso contenimento che la caratterizza, non era assolutamente capace di assolvere alla funzione di contenimento del traffico veicolare”. E’ il passaggio centrale della sentenza con cui, il tribunale civile di Chieti, ha condannato la Societa’ Autostrade a risarcire con circa 900mila euro i familiari di Guerino Berghella, l’autotrasportatore 31enne di Fossacesia rimasto ucciso nel febbraio 2010, dopo essere precipitato con il suo camion dal viadotto Brusciano, a poche centinaia di metri dal casello di Ortona della A14. A riportare la notizia e’ il sito on line “VideoCitta’.it”. Un volo da un’altezza di 30 metri, che non ha lasciato scampo al giovane, probabilmente tradito da un colpo di sonno. Una circostanza, quest’ultima, su cui aveva puntato la difesa della Societa’ Autostrade, ma confutata dalla perizia tecnica disposta dal tribunale, che avrebbe dimostrato come la morte di Berghella fosse da ricondurre invece alla scarsa resistenza del guardrail, che non avrebbe retto l’urto dei 17 quintali del mezzo pesante, che procedeva a una velocita’ stimata di 70 chilometri orari. Neppure l’eventuale condotta colposa del camionista (era stato sollevato il dubbio che non avesse rispettato le ore obbligatorie di riposo) avrebbe potuto esimere la Societa’ dalla sua responsabilita’, perche’ “si tratta di un’eventualita’ – si legge in un passo della sentenza del giudice Francesco Turco – che proprio il guardrail deve prevenire”. I genitori della vittima, il fratello minore e altri familiari, assistiti dall’avvocato Daniela Giancristofaro di Lanciano, si sono battuti per anni per dimostrare che Guerino si sarebbe potuto salvare se la barriera del viadotto fosse stata efficiente. E alla fine hanno ottenuto una sentenza favorevole, una delle primissime in Italia a pronunciarsi nel merito. Guerino Berghella lavorava per la Cts, il Consorzio Trasporti Sangro di Atessa. Al momento dell’incidente era di ritorno da Milano, dove aveva caricato alcuni componenti per la Sevel.

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