Sesso in carcere, rispunta una possibilità

Ronald Gallagher [& Wife]

Sesso in carcere, rispunta una possibilità nelle modifiche all’ordinamento penitenziario.  Non è esplicitamente riportato ma sembrerebbe che ciò che è stato proposto nell’ ambito degli Stati Generali sull’ Esecuzione Penale potrebbe realmente rappresentare  il nuovo scenario dell’ordinamento penitenziario. E’ quanto afferma in una nota il Segretario Generale Territoriale della UIL PA, Polizia Penitenziaria L’Aquila, Mauro Nardella.

In carcere, infatti, se fosse vero quello che si legge sul sito della Camera dei deputati, si potrebbe addirittura fare sesso con la propria consorte e/o convivente , sottolinea ancora il sindacalistaL’esame della proposta sarebbe al vaglio della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati nella proposta di legge A.C. 4368 relativa alle modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ ordinamento penitenziario. Al COMMA 85 LETTERA M) , infatti, è riportata la dicitura  “riconoscimento del diritto all’affettività̀ delle persone detenute e internate e disciplina delle condizioni generali per il suo esercizio;”

Fermo restando il rispetto che si deve nei confronti dei preposti alla costruzioni di leggi e lasciando ai più la libertà di esprimere il proprio pensiero in merito sarebbe curioso sapere, – continua il sindacalista- qualora dovesse realizzarsi un simile progetto, in che modo i poliziotti penitenziari sapranno associare le esigenze legate alla sicurezza con quelle ricadenti nella privacy (condizione quest’ultima che, come ovvio pensare, in tali casi nasce come esigenza naturale). IL regolamento attualmente vigente  prevede , nell’ ambito dei colloqui con i familiari, anche se resta escluso quello auditivo, il tassativo controllo visivo da parte dei preposti alla sicurezza. Il dubbio nasce proprio in ordine alla necessità che si ha di non perder di vista il detenuto non fosse altro che per far sì che la sicurezza non venga meno. Credo– conclude il sindacalista- che il legislatore debba riflettere molto sulla reale necessità di voler rendere meno afflittiva la pena agendo su dinamiche di così difficile attuazione. Non sarebbe a tal proposito sbagliato chiedere lumi agli operatori penitenziari prima di sfornare una norma che potrebbe rendere difficile il compito a tutti, detenuti compresi.

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