Veleni nelle acque a Rapino: condannati i titolari della ex conceria

Un disastro ambientale simile a quello di Bussi quello che si è verificato a Rapino dove, a seguito di sversamenti di sostanze tossiche nelle falde acquifere a Rapino.

Oggi è arrivata la condanna per i titolari della Ex Conceria Sagifur, accusati di aver ripetutamente inquinato le acque sotterranee a Rapino smaltendo sostanze altamente tossiche. Soddisfatto per quanto hanno stabilito i giudici il sindaco Rocco Micucci, anche se resta amarezza e preoccupazione per le conseguenze di questo vero e proprio disastro ambientale:

“Abbiamo dovuto attendere tanto, abbiamo dovuto lottare molto, per avere giustizia, ma alla fine e’ arrivata. Coloro che si sono resi colpevoli di un autentico disastro ambientale, inquinando le falde acquifere di Rapino con sostanze cancerogene sono stati condannati a due anni e due mesi di reclusione ciascuno”.

Lo dice il primo cittadino di Rapino Rocco Micucci, che sicuramente e’ soddisfatto ma che non riesce a nascondere la tristezza e la preoccupazione per quanto provocato da questo disastro. Ad essere condannati sono stati i titolari della ex conceria Sagifur, Salvatore Giammario e Antenore Gambacorta, per aver immesso nelle acque sotterranee sostanze cancerogene dannosissime per la salute, come dicloropropano, tricloroetilene e di tetracloroetilene, materiali utilizzati proprio per la concia delle pelli, in concentrazioni fino a 2000 volte il limite di rischio. Quindi un inquinamento peggiore per concentrazione di quello di Bussi, ma che finora – si lamenta il Sindaco – ha avuto poco spazio sui media.

“Abbiamo lottato quando eravamo consiglieri di minoranza, tanto da essere riconosciuti parte civile nel processo, per impedire che una variante al piano regolatore promossa dalla precedente Amministrazione dell’ex sindaco Rocco Cocciaglia permettesse di far riaprire una attivita’, svolta in capannoni abusivi, che avevamo chiuso perche’ nociva. Siamo stati accusati di creare allarmismo, mentre la gente moriva di cancro a Rapino, piu’ che in altre parti. Ma avevamo purtroppo ragione”.

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