Truffe cartellino Pescara: revocate le misure interdittive

Il Gip del Tribunale di Pescara ha revocato le misure interdittive nei confronti dei sette dipendenti della società Provincia Ambiente coinvolti nell’inchiesta riguardante presunti furbetti del cartellino.

L’ordinanza di revoca è stata emessa oggi pomeriggio, 23 novembre, dal gip del tribunale di Pescara Nicola Colantonio, il quale, all’indomani dell’interrogatorio di garanzia. ha deciso la revoca della misura cautelare a carico dei sette dipendenti della società Provincia Ambiente.

Il 12 novembre scorso erano stati sottoposti a sei mesi di interdizione dal lavoro perchè accusati, a vario titolo, di peculato, falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata e violazione delle norme generali sull’ordinamento del lavoro. Nell’inchiesta, coordinata dal pm Andrea Papalia, sono indagate altre 10 persone, che non erano state colpite dalle misure cautelari.

Il gip Colantonio dopo avere sottolineato il permanere “dei gravi indizi di colpevolezza”, ha ritenuto “tuttavia che le esigenze cautelari siano venute meno. Gli indagati, dipendenti di una società in house della Provincia, in sede di interrogatorio, hanno in parte ammesso le proprie responsabilità, palesando di avere agito con superficialità senza la effettiva consapevolezza di prestare attività lavorativa alle dipendenze di un ente avente rilevanza pubblicistica. Peraltro tutti i soggetti escussi hanno manifestato l’intenzione concreta di voler conformare il proprio atteggiamento lavorativo al rispetto delle regole pubblicistiche, quindi al rispetto puntuale degli orari di lavoro e degli ordini di servizio. Viene inoltre posto in rilievo l’effetto deterrente esercitato sugli indagati dall’applicazione sia pure per un breve arco temporale, della misura interdittiva, che ha certamente costituito un monito che può avere indotto ciascun indagato a riflettere sul disvalore delle proprie condotte. Può ragionevolmente affermarsi che i presidi di rilevamento predisposti presso la sede dell’ente (idonei a garantire un effettivo controllo degli orari di lavoro di ciascun dipendente) ed il chiaro monito espresso dall’ordinanza cautelare, costituiscano elementi che inducono a ritenere che gli indagati, per il futuro, si asterranno dal reiterare analoghe condotte di reato”.

 

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