E’ morta Stefania Spanò, la ricercatrice modello che amava l’Abruzzo

E’ morta improvvisamente in Scozia la ricercatrice pescarese Stefania Spanò stroncata da un aneurisma cerebrale. Mercoledì 25 settembre saranno celebrati i funerali al Museo delle Genti d’Abruzzo.

Il mondo scientifico internazionale è in lutto per la morte improvvisa di Stefania Spanò, ricercatrice in microbiologia ed immunologia all’università di Aberdeen in Scozia. La quarantasettenne pescarese è stata improvvisamente stroncata da un aneurisma cerebrale il 3 settembre scorso. I familiari hanno autorizzato l’espianto degli organi.

I funerali si svolgeranno mercoledì prossimo, 25 settembre, alle ore 15, al Museo delle Genti d’Abruzzo di via delle Caserme a Pescara.

Stefania Spanò, dopo aver conseguito il diploma di maturità al Liceo Classico “Gabriele D’Annunzio” di Pescara si era laureata in Scienze Biologiche all’Università di Bologna e specializzata all’Istituto Negri Sud dove aveva conseguito il PhD della Open University e incontrato Massimiliano Baldassare, il compagno di vita dal quale ha avuto la figlia Isabella.

La ricercatrice aveva ottenuto una borsa di Studio della Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e studiava i meccanismi molecolari che stanno alla base dei sistemi di trasporto intra-cellullare. Poi, insieme al marito era partita per l’Università di Yale, CT, USA, dove sono rimasti per 9 anni. Dal 2013 si erano trasferiti ad Aberdeen, in Scozia, dove Stefania Spanò era diventata Senior Lecturer, all’Università di Aberdeen, e subito dopo Professore Ordinario di Microbiologia, e co-direttore del programma di Microbiologia e Immunologia.

Aveva fondato e dirigeva un nuovo centro universitario per lo studio dei batteri e della loro interazione con l’uomo e. da poco, aveva ottenuto un prestigioso grant europeo, ERC, raggiungendo grandi progressi. Nel corso della sua carriera di studiosa e docente, inoltre, si è distinta per le pubblicazioni su prestigiose riviste internazionali.

Il marito ha espresso il desiderio di istituire una borsa di studio che porti il suo nome da assegnare ad una giovane ricercatrice abruzzese o molisana, rispettando così la volontà della donna, scienziata, moglie e madre esemplare.

 

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