Presentato a Pescara “Abruzzo Stars&Stripes”

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Presentato a Pescara il libro “Abruzzo Stars&Stripes – le radici abruzzesi negli Stati Uniti”, scritto da Generoso D’Agnese, Geremia Mancini e Dom Serafini.

“Abruzzo Stars&Stripes – le radici abruzzesi negli Stati Uniti”, ovvero le storie di tanti abruzzesi costretti a emigrare. Nel libro, scritto da Generoso D’Agnese, Geremia Mancini e Dom Serafini, presentato a Pescara, nella sede della Provincia, sono raccontate le loro avventure memorabili, ma spesso dimenticate perché tanti di loro avevano cambiato nomi e cognomi, anglicizzandoli. Il volume, edito per i tipi della casa editrice teramana Ricerche&Redazioni, è inserito nella Collana “Il senso della vita” diretta da Massimo Pamio. Durante l’incontro, organizzato dall’Associazione “Ambasciatori della Fame” e patrocinato dalla Provincia di Pescara, partecipano, con i tre autori, Massimo Pamio e Germano D’Aurelio, in arte ‘Nduccio, che hanno firmato contributi introduttivi, hanno ricordato come, di fronte ad una situazione economica e sociale precaria, nell’ultimo ventennio del XIX secolo iniziò un forte flusso migratorio verso l’estero. Dopo il 1870 un primo consistente numero di emigranti è già registrato nel chietino e nel Molise. Flusso che diventa intenso alla metà degli anni 80, raggiungendo il culmine tra il 1900 e il 1915. Tra il 1880 ed il 1900 a spostarsi sono soprattutto gli abitanti della provincia dell’Aquila, del territorio di Sulmona e delle zone di Vasto e Lanciano. La provincia di Teramo conoscerà il fenomeno dell’emigrazione soltanto nei primi anni del 1900. Per tutto l’ultimo ventennio del secolo diciannovesimo e nel primo decennio del ventesimo il tasso di emigrazione aumentò regolarmente ogni anno, fino a toccare il massimo nel 1913 (anno in cui gli emigrati dall’Italia sono oltre 872.000), per poi subire un arresto negli anni della prima guerra mondiale. La destinazione principale è rappresentata dalle Americhe, scelta dettata dalla vicinanza dei porti di imbarco (Napoli, collegata attraverso la Ferrovia Sangritana) e dal costo del viaggio (verso l’Argentina ed il Brasile era praticamente gratuito: i due Paesi sudamericani in seguito all’abolizione della schiavitù, erano rimasti privi di mano d’opera per la coltivazione dei campi).La maggioranza degli emigrati era formata da contadini, in prevalenza meridionali e quindi veneti e friulani. Alla radice del fenomeno stavano i profondi squilibri dello sviluppo economico e sociale italiano: innanzitutto fra nord e sud, e quindi fra città e campagna, fra zone industrializzate e zone agrarie arretrate.

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