Popoli: picchiata dall’ex rischia di perdere un occhio

femminicidio

Popoli: picchiata dall’ex rischia di perdere un occhio. Vittima una 40enne di Pescara presa a pugni dal suo ex, un 27enne di Popoli.

L’episodio risale a sabato scorso ed anche se non sembra esserci una denuncia all’Autorità Giudiziaria, il fatto é stato rilanciato su internet e su alcuni social dal vice presidente del Consiglio Comunale di Popoli Vanessa Combattelli che racconta quanto accaduto.  la sera di sabato la donna, che si trovava in auto con una sua amica, è stata convinta dal suo ex ad appartarsi per dei chiarimenti sulla fine della loro relazione. La conversazione, però, sarebbe degenerata e l’uomo l’avrebbe presa a pugni con ferocia tanto da costringerla a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso. Una diagnosi inquietante per lei, gravi lesioni al bulbo oculare:

“Non possiamo tollerare che episodi di questo genere accadano addirittura in un centro di paese, una violenza inaudita ai danni di una donna che aveva semplicemente detto “basta”, non deve esserci pietà per chi decide di danneggiare la vita di un altro – scrive Vanessa Combattelli –  Eventi di questo tipo successivamente (e di solito) determinano quel meccanismo secondo il quale la donna era “colpevole di…” e l’uomo un semplice “malato di mente”, si tenderà a giustificare un gesto compiuto con lucidità e freddezza, ci si lascerà assorbire da altro sottovalutando, invece, un episodio gravissimo. Nessuno deve giustificare un male simile e, badate bene, anche a parti inverse avrebbe suscitato la medesima ripugnanza, nessuno vuole associare all’immagine di uomo il nemico e viceversa, noi condanniamo la violenza che, in quanto tale, priva di libertà e vita. Con un discorso più generico verrebbe da dire che la giustizia non è mai all’altezza della pena, lo abbiamo visto con molte altre vittime di simili atti, perché la violenza la si riduce sempre a quella comodissima giustificazione:“seri problemi mentali”. Non serviranno le parole di scusa né qualche gessetto colorato a fermare questo, è un male oscuro radicato nella società e nel timore dell’uomo di essere inferiore alla donna, il rinnegare un rifiuto, il voler essere al centro, potente e ammirato, non sono accettate insoddisfazioni e frustrazioni, emozioni che degenerate danno il libero accesso alla bestialità, perché nel momento in cui bruci qualcuno non hai più il diritto di essere definito uomo, sei fuori, una bestia senza alcuna traccia di umanità, e le scuse di una perizia psichiatrica non sono sufficienti, neanche i futili provvedimenti, ci vuole pugno di acciaio, una pena equilibrata al crimine commesso, perché se non si può ottenere protezione che venga almeno data la giustizia, in questo mare di caos prima o poi qualcuno dovrà aprire gli occhi e rendersi conto che, in ogni caso, saranno sempre le etichette il fondamentale problema della nostra società, l’uomo sempre al massimo e la donna docile e umile.Ed è proprio per questo se durante il secolo scorso delle donne si sono messe in mente l’idea di creare un Movimento Femminista, le suffragette, donne che non odiavano gli uomini ma amavano il loro sesso, donne che richiedevano la parità, l’uguaglianza nessuna discriminazione e stessi diritti.Non è questa, dunque, una battaglia uomo contro donna ma, anzi, è una battaglia umano contro bestia, giustizia contro abuso, amore contro odio, ordine contro caos.”

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