Pescasseroli: orso marsicano ucciso durante la lotta

Sarebbe morto per le ferite riportate nella lotta con altri maschi per l’accoppiamento un esemplare di orso marsicano trovato senza vita nel territorio del Pnalm. La carcassa è stata trasportata a Pescasseroli per gli accertamenti.

Si tratta di un esemplare di maschio di circa cinque anni e del peso di 140 kg. L’orso è stato trovato agonizzante oggi nel territorio del Comune di Campoli Appennino (Frosinone), nei pressi del Rifugio Capo d’Acqua. Il plantigrado è morto pochi minuti dopo l’arrivo dei Carabinieri Forestali e dei Guardiaparco della Riserva, che erano stati allertati da due escursionisti lungo il sentiero Q2.

Il presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise Antonio Carrara spiega che “I soccorritori hanno provveduto a fare i rilievi del caso coadiuvati dal veterinario del Pnalm, Leonardo Gentile, e dalla biologa del Parco, sopraggiunti successivamente. Ad un primo esame esterno l’orso presentava evidenti ferite sulla testa causate dalla lotta con altri orsi. In questo periodo, infatti, sono frequenti combattimenti tra maschi per l’accoppiamento: è accaduto già in passato che orsi maschi siano deceduti per le ferite riportate. Tuttavia, secondo la direzione del Pnalm, non si possono escludere altre cause di morte non naturali che potrebbero emergere nel corso dell’esame necroscopico. Trattandosi di un animale a rischio di estinzione, il Parco usa tutte le cautele possibili, non escludendo mai alcuna ipotesi. Pertanto, Carabinieri Forestali e Guardiaparco hanno proceduto al sequestro giudiziario dell’animale, dandone immediata comunicazione al magistrato competente della Procura della Repubblica di Cassino. La carcassa è stata trasportata a Pescasseroli in attesa dell’invio all’Istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana, di Grosseto dove verrà sottoposta a necroscopia. Mi auguro che dalla necroscopia non emergano cause di morte di natura dolosa. In ogni caso credo che vada intensificata la sorveglianza nella zona di protezione esterna del versante laziale del Parco, dove in passato abbiamo registrato diversi casi di avvelenamento e atti di bracconaggio ai danni della fauna protetta. Tutti ricorderanno la liberazione da parte della personale del Parco di un esemplare di orso rimasto vittima di una corda d’acciaio, messa dai bracconieri”.

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