Pescara: truffa allo Ior, chiesto a imprenditore di collocare dei titoli messicani

Testimone un imprenditore pescarese a cui Sanchez chiese di prestargli del denaro, per collocare dei titoli messicani, con la promessa che gli fossero stati restituiti.

La presunta truffa, secondo l’accusa, si basava su un procedimento utilizzato dall’alta finanza, i cosiddetti programmi ad alto rendimento, forme di investimento che consentono a chi è in possesso di patrimoni milionari di ottenere in brevissimo tempo rendite bancarie elevatissime. La presunta banda avrebbe puntato ad ottenere, grazie al patrimonio milionario che sarebbe stato lasciato in garanzia, rendite elevatissime, facendo credere all’ex vescovo di Pescara che le risorse sarebbero state impiegate per opere benefiche, come la costruzione di un ospedale pediatrico a Gerico, in Palestina. Nel 2010 l’ex arcivescovo di Pescara, Mons. Cuccarese, totalmente estraneo ai fatti, scrisse al direttore generale e al presidente dello Ior, spiegando che dei benefattori molto vicini ad un cardinale messicano avevano fatto una donazione con atto notarile di titoli del tesoro della federazione messicana, emessi prima della seconda guerra mondiale attraverso la Fondazione della Bbva Bancomer di Città del Messico e, che, il governo messicano aveva emanato un decreto con il quale aveva stabilito che detti titoli potevano essere usati come collaterali per opere umanitarie o per fondazioni caritatevoli, come quella che i truffatori fingevano di avere, e solo in questo caso sarebbero stati presi in esame eventuali liquidazioni. Il vescovo quindi chiese anche allo Ior l’apertura di un conto titoli e la possibilità di metterli a garanzia per avere un finanziamento o per ottenere un’apertura di credito in percentuale.

L’imprenditore di un noto bar pescarese è stato sentito oggi in qualità di testimone al tribunale collegiale di Pescara ed ha spiegato che conobbe Sanchez, una delle persone indagate, tramite un amico e gli disse di avere dei titoli messicani che doveva vendere all’estero o a privati. Dopo aver stretto un rapporto di amicizia, l’imprenditore gli prestò dei soldi, circa 60 mila euro nel giro dei tre anni, con la promessa che gli sarebbero stati restituiti con l’aggiunta di un guadagno, ma in realtà non fu così. Nel procedimento sono imputate sei persone: l’argentino di origini pescaresi Aldo Eduardo Sanchez, la commercialista barese Mariagiovanna Calafiore, Javier Limon Segovia, Sergio Briffault Sanchez, Jaqueline Sanchez Lopez e Fernando Capace. Sotto la lente dell’accusa, la donazione di vecchi titoli numismatici spacciati per milionari (circa 900 milioni di dollari), ma in realtà, ritenuti dagli investigatori inutilizzabili. L’udienza è stata aggiornata al 28 gennaio.

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