Pescara: presunti appalti truccati, a processo 28 imprenditori

Presunti appalti truccati: 28 imprenditori a processo a Pescara. Sotto lente della Procura gare appalti Comuni, Aca, Ater e Esercito.

Ventotto persone sono state rinviate a giudizio, dal gup del tribunale di Pescara Nicola Colantonio, su richiesta del pm Anna Rita Mantini. Gli imputati, accusati di turbata libertà degli incanti, sono imprenditori in larga parte abruzzesi, ma anche residenti nel Lazio, in Umbria, in Puglia e nelle Marche. Si tratta dell’ultimo troncone dell’inchiesta ‘Shining Light’, condotta dai carabinieri forestali di Pescara, per fatti commessi tra il 2009 e il 2013. L’ipotesi dell’accusa è che un folto gruppo di aziende, che avrebbe avuto come capi cordata gli imprenditori aquilani Claudio e Antonio D’Alessandro, che per questa vicenda hanno già patteggiato una pena, abbia sistematicamente truccato una serie di appalti dell’Aca, dell’Ater di Chieti, dell’Ufficio infrastrutture dell’Esercito di Pescara e dei Comuni di Cepagatti (Pescara) e Montesilvano (Pescara). Le 28 persone rinviate a giudizio sono Maurizio Luciani, Paolo Marziali, Maria Di Maulo, Biagio Licari, Elena Anna Teresa Licari, Massimo Luciani, Adriana De Cesara, Dante Conti, Augusto D’Ovidio, Fulvio Minicucci, Andra Mazzaferri, Maurizio Di Tommaso, Valentino Candela, Aldo Di Nardo, Alessandro Trovarelli, William Gianneramo, Giovanni Marzi, Marcello Negrini, Giacomo Di Prospero, Romolo Persia, Eugenio Maccarone, Giuseppe Rizio, Fabrizio Baiola, Virginio Cilia, Raffaella Comegna, Annibale Beani, Alessandro Di Berardino, Domenico Contestabile. Per l’indagato Arnaldo Pattara si procederà separatamente in quanto ha avanzato istanza di patteggiamento, mentre un’altra persona coinvolta nell’inchiesta nel frattempo è deceduta. In precedenza l’imprenditore Claudio D’Alessandro aveva patteggiato una pena di due anni e sei mesi, risarcendo volontariamente la somma totale di 25 mila euro ai Comuni di Cepagatti e Montesilvano, mentre il fratello Antonio e l’ex sindaco di Cepagatti, Leone Cesarino, avevano patteggiato pene di 1 anno e 6 mesi il primo e di 1 anno e 7 mesi il secondo.

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