L’Aquila: la ricostruzione rallenta

A L’Aquila la ricostruzione rallenta. Secondo i dati pubblicati sul sito del Comune, sono 600 i milioni del Cipe ancora inutilizzati.

Ci sono ancora circa 600 milioni stanziati dal Governo tramite delibera Cipe da spendere. E che, invece, restano fermi. Il trend della ricostruzione rallenta negli ultimi mesi: a dimostrarlo solo i dati che emergono dagli ultimi elenchi dei contributi per la ricostruzione privata, pubblicati sul sito del Comune dell’Aquila, dai quali si evince un rallentamento rispetto agli stessi mesi del 2016: per spendere 600 milioni con questo ritmo ci vorranno ancora diversi mesi, forse un paio di anni.

La stima si riferisce a entrambe le liste (elenco A ed elenco B secondo la distinzione fatta dalla passata amministrazione) in cui di norma l’elenco è diviso: i “buoni” che hanno presentato tutta la documentazione, e i “cattivi” che vengono inseriti ma avranno il finanziamento solo quando verranno integrati i documenti.

Da ricordare che gli stanziamenti per la ricostruzione vengono assegnati in   base alle risultanze del monitoraggio della spesa, premiando se la ricostruzione “tira”. In sostanza, più il Comune riesce a dimostrare di spendere e più fondi arrivano. In caso contrario il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) tende a trattenere le risorse. In sostanza, l’abbassamento della spesa sul fronte della ricostruzione determina come conseguenza minori assegnazioni di fondi l’anno successivo. Il rischio è che si arrivi a una progressiva riduzione del finanziamento dei cantieri della ricostruzione.

L’ultima delibera che ha finanziato la ricostruzione privata risale all’estate scorsa (poco prima delle elezioni amministrative) e tra l’importo assegnato (667,5 milioni) e il residuo proveniente dalle precedenti amministrazioni e ancora nella disponibilità del Comune al momento della pubblicazione della delibera Cipe, il totale spendibile nell’estate scorsa era di 800 milioni. Di questi, a conti fatti, ne restano ancora circa 600 da spendere. I fondi della ricostruzione provengono dalla Legge di Stabilità del 2015, quella che ha assegnato per la prima volta dopo il terremoto per l’intero cratere sismico 5,1 miliardi complessivi.

Il tiraggio annuale dei fondi segnala anche l’andamento della ricostruzione, un tiraggio più alto corrisponde a un maggiore numero di cantieri aperti. Rispetto al 2017, analizzando i dati degli elenchi, nel 2017 il saldo finale è di meno –  140 milioni. Un rallentamento della spesa dovuto alle tante difficoltà e inghippi burocratici che la ricostruzione aquilana ancora incontra, non di poco conto, ad esempio, la reticenza con cui i progettisti consegnano le integrazioni ai progetti richieste dall’Ufficio speciale per la ricostruzione e dagli uffici preposti del Comune. Uno dei problemi, ad esempio, è la mancanza del titolo edilizio del Comune, poi c’è anche l’ostacolo ancora irrisolto del Genio civile.

Con la nuova amministrazione si è entrati in una fase diversa della gestione post-sisma. Il sindaco Pierluigi Biondi ha più volte rimarcato che sono finiti i grandi aggregati per lo più del centro storico, milionari (da 5-10 e anche più milioni ciascuno) che facevano salire le somme con elenchi di contributi più sostanziosi; d’altro canto analizzando ad esempio l’ultimo elenco da 19 milioni pubblicato un paio di giorni fa (e che si va ad aggiungere a quelli in tabella) si evince che nell’elenco A ci sono più che altro correzioni di quanto uscito già e le cosiddette schede parametriche “parte prima”, quella per il conteggio dell’importo dovuto per la ricostruzione.

Quanto all’elenco B, quello di coloro che devono ancora presentare le integrazioni al Comune, sta intorno ai 17 milioni (per un totale di soli due aggregati).

Di seguito la tabella riassuntiva dei dati degli ultimi elenchi dei contributi pubblicati dal sito del Comune:

Tabella Ricostruzione

 

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