La sentenza choc di Bussi: nessun colpevole per i veleni sotto terra

Cala il sipario sulla lunga vicenda dei veleni interrati a Bussi ed in Valpescara con la sentenza choc della Cassazione che annulla le condanne e rigetta le richieste delle Parti Civili.

11 anni dal ritrovamento da parte degli uomini dell’allora Corpo Forestale guidati dal compianto Guido Conti, di rifiuti tossici su un’area di 33 mila Mq a ridosso del Polo Chimico di Bussi, la lunga vicenda processuale passata nella aule di ben tre tribunali, Pescara, Chieti e l’Aquila; un’indagine parlamentare con tanto di commissione d’inchiesta e poi, in parallelo, la difficile battaglia per la messa in sicurezza, la bonifica e la reindustrializzazione dell’area, tutto vanificato dalla sentenza choc dei giudici della Corte Suprema di Cassazione che ieri sera, poco dopo le 21.00, nell’aula della IV Sezione Penale hanno annullato le condanne della Corte d’appello de L’Aquila, del febbraio 2017, assolvendo per non aver commesso il fatto ben 4 ex dirigenti della Montedison (Luigi Guarracino, Giancarlo Morelli, Leonardo Capogrosso e Salvatore Boncoraglio) e per avvenuta prescrizione altri sei imputati (Maurilio Aguggia, Carlo Cogliati, Nicola Sabatini, Angelo Domenico Alleva, Nazareno Santini e Carlo Vassallo). Nessuna aggravante al reato di disastro colposo nonostante l’interramento incondizionato, dal 1963 al 1972, di scorie chimiche alla discarica Tre Monti, tra mercurio, piombo, alluminio e tanto altro ancora e che nel tempo sono giunte alle falde acquifere. Accolte in toto le tesi difensive supportate da un pool di grandi nomi per i quali non si è badato a spese e formato, tra gli altri dal Professor Padovani e dall’ex ministro della Giustizia Paola Severino: gran parte degli imputati non sapevano nemmeno dell’esistenza della discarica, qualcuno sapeva ed ha provato a rimediare ma non poteva certo pagare per colpe del passato e soprattutto per colpe altrui. Sta di fatto che le inquietanti analisi dell’Arta del 2002 ed una relazione choc dell’istituto Superiore della Sanità hanno stabilito l’alta pericolosità verso cui sono andati incontro almeno 700 mila persone nell’aprire i rubinetti di casa per bere. E’ certamente mancata una seria indagine epidemiologica che avrebbe certificato, rafforzando l’ipotesi di nesso tra causalità ed effetto, un anomalo aumento di tumori al colon, come da più parti viene evidenziato, ed oggi, con la revoca delle statuizioni civili, non c’è nemmeno la consolazione di un cospicuo risarcimento per avviare una concreta opera di bonifica, bisognerà rassegnarsi e fare finta che la discarica dei veleni più grande d’Europa in fondo non è mai esistita.

La sentenza della Cassazione, ribaltando le conclusioni della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila – scrive in una nota il WWF Abruzzo –  ha sancito che non ci sono o non sono individuabili colpevoli per quella che è stata definita la discarica abusiva più grande d’Europa. Una situazione paradossale, che complica anche le prospettive di bonifica, per la quale il futuro è a questo punto di nuovo tutto da scrivere. L’avv. Tommaso Navarra, che ha rappresentato il WWF e Legambiente nella lunghissima fase processuale, è durissimo nel suo commento:

«Oggi sconfitto è lo Stato che dopo 11 anni di processo arriva ad accertare che non vi sono responsabilità o che quelle che forse vi erano sono prescritte. Oggi sconfitta è la nostra comunità che dovrà farsi carico della non risoluzione del problema e dei costi umani ed economici che questo problema rappresenta. Noi – assicura – continueremo una battaglia di civiltà, anche giuridica, consapevoli che lo dobbiamo alla nostra storia, anche di impegno legale, e alle nostre future generazioni. Tutti devono sapere che continueremo a controllare il territorio, a denunciare gli abusi e a chiedere a voce forte e alta quella Giustizia con l’iniziale maiuscola che oggi ci è stata negata».

Il delegato regionale del WWF Abruzzo fa invece un passo indietro:

«Nel 1972 – ricorda – un assessore comunale di Pescara, Giovanni Contratti, denunciò pubblicamente il problema e puntò l’indice contro Montedison. Il risultato fu per lui una sorta di damnatio memoriae mentre la questione inquinamento veniva tranquillamente dimenticata salvo riesplodere molti decenni dopo, nel 2007, con le conseguenze che abbiamo visto. È un dato di fatto che i veleni lì ci sono e non possono essersi depositati da soli, ed è un dato di fatto che il danno per la collettività è stato immenso e in qualche modo dovrà essere riparato. Certo lo Stato e chi lo ha rappresentato in questi anni non ha nulla di cui vantarsi: questa sentenza, al di là di ogni implicazione di carattere giudiziario, segna il sostanziale fallimento di una classe politica che, salvo poche lodevoli eccezioni, come quella rappresentata a suo tempo proprio da Contratti, ha clamorosamente mancato ai propri doveri di difesa della salute e dei reali interessi dei cittadini».

Rincara la dose il presidente regionale di Legambiente Giuseppe Di Marco:

 “La sentenza della Cassazione che ribalta quella di Appello è un vero incubo per gli abruzzesi. Tutto si conclude infatti con annullamenti e prescrizioni. Queste ultime non possono non richiamare alla mente il gravissimo ritardo politico nell’approvazione della cosiddetta legge sugli ecoreati, intervenuta solo nel 2015 dopo oltre 20 anni. Quella legge, oltre ad aver inserito specifiche fattispecie di reato nel nostro codice penale, prevede tempi di prescrizione più lunghi, fino a 30 anni e anche 45 in presenza di aggravanti, ma è purtroppo inapplicabile al caso Bussi. Questo problema, già sollevato nella sentenza eternit, contribuisce a scrivere un’altra triste pagina italiana in questa battaglia di civiltà”.

IL SERVIZIO  DEL TG8:

Profonda delusione è stata espressa da Giovanni Damiani del Coordinamento Associazioni “Bussi ci Riguarda”. La sentenza della Corte di cassazione di Roma mette in serio pericolo le bonifiche di centinaia di siti inquinati in tutto il territorio nazionale. Per il sito di Bussi, ha aggiunto ancora Damiani, mancheranno i fondi per procedere alla bonifica. L’unica strada che allo stato attuale si può percorrere, sempre secondo Damiani, e quella legale di un procedimento civile non più contro i singoli responsabili, ma contro l’ azienda responsabile dell’inquinamento. A tal proposito è stato dato mandato agli avvocati Veronica Dini del Foro di Milano ed al collega Pierluigi Tosone per procedere legalmente.

L’intervista al Tg8 di Giovanni Damiani , in rappresentanza di Bussiciriguarda:

Sul suo profilo Facebook il segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, commentando la sentenza emessa ieri dalla Cassazione sulla mega discarica di rifiuti tossici di Bussi sul Tirino, afferma”Pur indignato per la sentenza della Cassazione non penso che si debba reagire con la rassegnazione. E’ stato grazie al nostro lavoro di inchiesta e denuncia che abbiamo smesso di bere acqua contaminata. Comincia con grande ritardo a fare primi passi il progetto di bonifica. Solo continuando a premere dal basso riusciremo a bonificare il nostro territorio. Mai arrendersi. La lotta continua”.

Sul suo profilo Facebook il sottosegretario al ministero dei Beni Culturali e del Turismo, Gianluca Vacca, del Movimento 5 Stelle, scrive:  “Il mio ruolo istituzionale richiederebbe cautela e silenzio in presenza di un’alta espressione della magistratura come una sentenza di Cassazione. Anche perche’ le sentenze si rispettano, sempre. Ma di fronte alle notizie di ieri sera, lo sconforto e la frustrazione prevalgono. Uno dei piu’ grandi disastri ambientali del nostro paese e della nostra regione restera’ senza responsabili e colpevoli. E forse i cittadini dovranno pagare anche la bonifica, dopo aver subito anni di veleni. Alla fine di questa bruttissima storia, alla luce di tutto il torbido che e’ emerso, e alla luce di questa sentenza definitiva, non credo che su Bussi sia stata fatta ‘giustizia’. Lo dico innanzitutto da cittadino”.

Anche la la deputata del M5s Valentina Corneli interviene sulla vicenda:

“Siamo al cospetto di una vicenda oscura in cui le singole responsabilità compongono un quadro devastante ai danni di un territorio violentato per decenni”. E’ quanto afferma, in una nota,  della megadiscarica di Bussi sul Tirino (Pescara). “Dagli anni ’60 agli anni ’90 sono state sversate illegalmente nella discarica più di 200mila tonnellate di sostanze tossiche, provocando un disastro di proporzioni inimmaginabili, con la complicità, o quantomeno la connivenza, della politica. Al danno ambientale, gravissimo, si aggiunge ora la beffa della prescrizione dei reati. Siamo già al lavoro per riformare questo istituto. Ogni anno in Italia si prescrivono più di centomila processi, con grave sperpero di denaro pubblico e con esiti paradossali come quello relativo alla vicenda di Bussi”. Parlando della sentenza con cui la Cassazione ha annullato le 10 condanne per disastro colposo inflitte agli ex manager della Montedison dalla Corte d’Appello dell’Aquila il 17 febbraio 2017, la parlamentare ricorda che in Appello era stata ribaltata “la discussa decisione assunta il 19 dicembre 2014 dalla Corte d’Assise di Chieti e dal suo presidente Camillo Romandini, con la quale i 19 imputati venivano assolti dall’accusa di aver avvelenato le falde acquifere, derubricando in colposo il reato di disastro ambientale, e favorendone dunque la prescrizione”. Corneli interviene anche sulla vicenda delle acque del Gran Sasso, al centro di un’inchiesta nella quale la Procura di Teramo contesta all’Infn di non aver attuato “le misure atte a scongiurare il rischio di contaminazione delle acque sotterranee destinate all’immissione in acquedotto ad opera delle sostanze inquinanti utilizzate nelle attività dei laboratori”, a Strada dei Parchi “il fatto che non ci sarebbe stato adeguato isolamento delle superfici dei tunnel autostradali e delle condutture di scarico a servizio delle gallerie rispetto alla circostante falda acquifera” e a Ruzzo Reti “il fatto di non aver vigilato sulla funzionalità dei sistemi di rilevazione precoce di eventuali contaminazioni, per lo più in un’area naturale protetta. Solo nei confronti di questi ultimi la Procura ipotizza anche l’accusa di getto pericoloso di cose, in riferimento al Cloroformio e al Toluene immessi nell’acqua del Gran Sasso”.

1 Commento su "La sentenza choc di Bussi: nessun colpevole per i veleni sotto terra"

  1. Teo Sciarra | 29/09/2018 di 17:51 | Rispondi

    … Per fortuna l’aria sta cambiando!!!..
    Una nuova politica dovrà dare nuove risposte in tema di legislazione meno permissiva e maggiormente vigile sui comportamenti, in fatto di certezze nelle condanne (ed in questo senso va visto anche un controllo sull’operato sia delle Forze dell’ordine impegnate nelle attività di intelligence, sia dei magistrati stessi che vanno monitorati e se necessario alternati da parte del dicastero giustizia e del suo organo di disciplina (CSM)..
    L’aria sta cambiando ma tocca alla politica “aprire le finestre” per permettere all’aria di cambiare!!!..
    Intelligenti pauca!..

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