In Abruzzo i treni più vecchi d’Italia

treno

Dopo l’incidente ferroviario in Puglia il deputato di Sel Gianni Melilla evidenzia che i treni più vecchi d’Italia sono in Abruzzo.

Il tragico incidente ferroviario avvenuto in Puglia riaccende i riflettori sulla inadeguatezza della rete ferroviaria italiana, soprattutto nel meridione e nell’area orientale della penisola, e sulla vetustà dei treni anche in Abruzzo. Il deputato di Sel Gianni Melilla afferma che il sistema infrastrutturale e l’offerta  di treni non è lontanamente paragonabile a quelle della linea tirrenica ( Milano-Bologna-Firenze-Roma, Napoli-Salerno) e padana ( Torino-Milano-Verona-Venezia ).

Il parlamentare abruzzese spiega che “Sulla linea adriatica di cui è parte importante l’Abruzzo con il grande nodo di Pescara, non c’è l’alta velocità;  le frecce rosse , solo recentemente istituite, sono poche e con orari scomodi e non appropriati, le frecce bianche sono insufficienti, i treni notturni sono stati assurdamente ridimensionati, la politica tariffaria penalizza fortemente gli utenti abruzzesi e adriatici al punto tale che si viaggia con biglietti più cari di quelli riservati all’alta velocità nella linea tirrenica.L’ Abruzzo spicca nella sua negatività: dei suoi 401 km di rete ferroviaria (appena 39,3 km ogni centomila abitanti ), ben il 76,5% é a binario unico; solo il 23,5% è a doppio binario; il 39,3% della linea non è neanche elettrificato. I treni che si utilizzano sono tra i più vecchi in dotazione in Italia, in particolare quelli dedicati al trasporto pubblico locale ( cioè ai pendolari lavoratori e studenti) spesso sono sporchi, non dispongono di climatizzazione, frequentemente hanno guasti, non hanno servizi igienici accettabili, non forniscono servizi di bar o ristorazione. Soprattutto nelle linee interne da Pescara verso Sulmona Avezzano Roma,  verso Teramo, verso Vasto e Lanciano o da Sulmona verso L’Aquila, o da Avezzano verso Roccasecca, l’offerta di treni è in costante calo e il servizio è semplicemente indecente. Sono state tagliate relazioni storiche come la Pescara Napoli ,via Sulmona, che era in passato una delle grandi trasversali appenniniche Adriatico-Tirreno, in vita per tutto il novecento. E a cascata è stato abolito il sub-collegamento tra Sulmona-Roccaraso- Castel di Sangro- Carpinone che garantiva la relazione storica tra Abruzzo e Molise , un tempo una unica regione. Naturalmente questi tagli sono stati coperti dalla proliferazione di collegamenti via gomma da parte soprattutto di aziende private.La Pescara Roma è una prova illuminante della insipienza di Trenitalia, questa relazione , con i nuovi orari di Trenitalia,ha aumentato i tempi di percorrenza a quasi 4 ore, praticamente quasi un’ora di tempo in più  rispetto ai vecchi “rapidi” che fermavano solo a Chieti Sulmona Avezzano e Tivoli e peraltro ti portavano alla stazione Termini, in pieno centro di Roma e non come succede ora alla stazione Tiburtina ( da dove ti occorre almeno un’altra mezz’ora per raggiungere il centro di Roma). Ora invece la Pescara Roma , per scelta scellerata di Trenitalia, ferma in decine di piccole stazioni abruzzesi e soprattutto del Lazio, mentre i pullman privati hanno tutti istituito corse dirette Pescara Roma senza nessuna fermata intermedia che in 2 ore e 15 minuti ti lasciano alla stazione Tiburtina.Questa insipienza di Trenitalia è intollerabile, perché produce danni non solo ai cittadini, ma anche al bilancio dello Stato, alla salute della azienda pubblica ferroviaria, all’ambiente e all’economia abruzzese. Ci sono iniziative lodevoli della Regione Abruzzo che certamente non sottovaluto, ma siamo molto lontani da quello che sarebbe necessario. L’Abruzzo deve sollevarsi socialmente e politicamente.Le istituzioni devono rovesciare il tavolo delle  trattative defatiganti con Trenitalia e assumere iniziative clamorose per salvare il futuro del sistema ferroviario abruzzese che così com’è, è destinato alla sicura morte per consunzione. Infine città come Pescara, Sulmona e Avezzano che hanno una grande storia legata allo sviluppo delle ferrovie devono porsi il problema di come la spoliazione continua di depositi, officine, uffici abbia dato un colpo serio all’occupazione e all’economia del capoluogo adriatico e dell’Abruzzo interno”.

Sui problemi riguardanti la rete ferroviaria abruzzese in molte occasioni è intervenuto il presidente regionale di Federconsumatori Tino Di Cicco il quale, in questo caso , afferma che “Si scaricano responsabilità solo sui lavoratori e funzionari e non sulla classe politica e sui dirigenti. Una cosa è l’evento straordinario e la tragedia, altra cosa è l’ordinario. in Abruzzo non c’è l’alta velocità ma i prezzi sono più alti che al nord, i trasporti sono lenti e inadeguati ma sarebbe ora che invece di parlare si passasse ai fatti”.

Guarda il servizio del Tg8:

https://www.youtube.com/watch?v=H9pvfUY61_o

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