Depuratori in Abruzzo: irregolarità riscontrate in 1 su 3

Un depuratore su tre in Abruzzo non è a norma secondo il Forum H2O e ambientalisti che analizzano i dati dell’Arta. Maglia nera a Pescara e L’Aquila.

Sui problemi dei depuratori in Abruzzo tornano a lanciare l’allarme Forum H2O e le associazioni ambientaliste Nuovo Senso Civico e Stazione Ornitologica Abruzzese, che commentando i risultati dei controlli eseguiti dall’Arta, parlano di situazione da disastro ambientale. Augusto De Santis, del del Forum H2O ricorda che nel primo trimestre del 2017 sono stati eseguiti 318 controlli e che in alcuni casi lo stesso depuratore è stato visionato più volte dai tecnici dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale. La provincia nella quale si sono verificati più sforamenti rispetto ai parametri di qualità ambientale, è stata quella di Pescara (39%), seguita a breve distanza da L’Aquila (38%), Chieti, (31%) e Teramo (17%).

De Santis ricorda che “A fronte delle irregolarità riscontrate sono state disposte sanzioni amministrative che vedono Chieti in cima alla “classifica” delle province più sanzionate (27 multe), seguita da L’Aquila (24), Teramo (22) e Pescara (18). Due notizie di reato sono state invece inviate alle procure di L’Aquila e Pescara. Paradossalmente è proprio nei territori protetti che si registra la situazione più pesante. E se il primo trimestre del 2017 non è stato dei migliori, i dati dei trimestri seguenti non lasciano presagire nulla di buono. Sconvolgenti alcuni dati di piccoli comuni in aree di enorme pregio ambientale e turistico.

A Castel del Monte, nel Parco Nazionale del Gran Sasso, in piena estate (il 22 agosto) i due depuratori Monte Croce e Madonna delle Grazie, avevano, rispettivamente, 11 milioni di Ufc (sono le Unità formanti colonie) per 100 millilitri di Escherichia coli, e 1.900.000 a fronte di un limite di 5.000, mentre a Campo di Giove, nel Parco nazionale della Majella il 5 settembre 2017 sono stati riscontrati 130.000 Ufc/100 ml. L’Abruzzo teoricamente tratta la quasi totalità del carico complessivo degli scarichi visto che solo il 3,6% non riceve trattamento. Il problema è che quando arrivano agli impianti spesso ricevono un trattamento inefficace.

Nel 2016, invece, sono stati svolti 578 controlli, di cui quasi la metà (244) nella provincia di Teramo, che hanno riguardato il 73% dei 207 impianti censiti, pari al 96,5% del refluo. Complessivamente il 27% dei controlli ha rilevato superamenti dei limiti tabellari. Poiché alcuni impianti sono stati controllati più volte il dato clamoroso è quello relativo agli impianti che hanno avuto almeno un superamento, ben il 63%. I parametri più critici sono risultati l’Escherichia coli, il Bod5 (che indica la quantità di ossigeno necessaria per effettuare la depurazione biologica) e l’azoto ammoniacale. Nel primo semestre 2017, quando sono stati controllati 140 su 207 impianti, i dati sono sostanzialmente paragonabili al 2016.

Se è pur vero che la stragrande parte del carico di reflui viene monitorata una parte troppo consistente, circa un quarto dei 207 impianti, non viene controllata, con lo sforzo concentrato sui depuratori più grandi. Inoltre nella provincia di Teramo si concentra la metà dei controlli e, quindi molti degli altri impianti ricevono spesso una sola verifica l’anno”.

Italia Nostra, nel frattempo esprime perplessità “sulla localizzazione del nuovo depuratore in località Peschiera del Comune di Pescasseroli, di cui è stato scientificamente rilevato l’alto pregio ambientale e paesaggistico all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. E’ urgente risolvere il problema di un’efficiente depurazione delle acque ma il progetto e la localizzazione dell’impianto vengano riconsiderati in una conferenza dei servizi di cui può ben farsi promotore l’Ente Parco”.

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