Chieti: i tartufai chiedono norme fiscali e di tracciabilità

I tartufai chiedono delle norme fiscali e di tracciabilità per evitare di essere sorpassati da altre nazioni e per far rimanere il tartufo uno dei tesori dell’Italia.

La Federazione delle Associazioni dei Tartufai Italiani (Fnati) sottolinea la gravissima situazione dei tartufai italiani in questo momento nonostante, l’Italia, sia per quantità e per la secolare tradizione nella ricerca e nel consumo uno dei maggiori produttori. I produttori italiani vorrebbero l’introduzione di una semplice norma fiscale e di tracciabilità per fare emergere la provenienza effettiva del tartufo, in una situazione fiscale chiara ed equa per i vari soggetti. A riguardo Cerretano, il presidente della Fnati, dice:

“Ogni giorno assistiamo inermi al ‘sorpasso’ di altre nazioni sui mercati internazionali. Sono molte le problematiche in attesa di soluzione da circa vent’anni, con diverse proposte di legge presentate in Parlamento nessuna delle quali andata in porto. Proposte sempre arrivate da soggetti diversi da coloro che il tartufo lo cercano e cavano tutto l’anno, come hobby e come lavoro. Abbiamo presentato – ricorda Cerretano – una proposta organica di riforma dell’intero settore nell’ultimo scorcio della precedente legislatura e lo riproponiamo oggi. E’ assurdo che sia proprio la fiscalità a distorcere in maniera pesantissima un intero settore”

e ricorda i principali problemi quali

“il taglio delle piante produttive, i cinghiali che devastano i siti tartufigeni, i delinquenti che zappano le tartufaie per raccogliere tartufo immaturo, distruggendole irreparabilmente, insieme al proliferare insensato delle riserve a soli scopi monopolistici o di elusione fiscale, che poco hanno a che fare con la tutela, stanno decretando la morte del tartufo e della libera ricerca intesa come possibilità di andare alla ricerca del tartufo nei terreni incolti e nei boschi, nel rispetto delle regole. La libera ricerca è particolarità e unicità dell’Italia ed è una tradizione di molti secoli fa, tanto che la Fnati, grazie all’impegno dell’Associazione Città del Tartufo, porta avanti la candidatura della ‘cerca e cavatura del tartufo’ quale bene immateriale UNESCO. Alla luce degli ultimi fatti drammatici di cronaca, chiediamo una fattiva collaborazione agli altri frequentatori del bosco, rammentando loro che l’uso condiviso delle risorse del bosco, ad esempio tra tartufai e cacciatori, impone da ogni parte prudenza e rispetto delle regole minime di sicurezza, in modo da evitare così molti incidenti”.

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