Chieti: cadono calcinacci all’Itis “Di Savoia”, mobilitazione degli studenti

Protesta e sciopero stamane all’Itis “Di Savoia” di Chieti dopo la caduta di alcuni calcinacci all’interno di un’aula. Previsto un incontro domani con il presidente della Provincia Pupillo.

Avrebbero voluto sfilare fino alla Provincia gli studenti dell’Itis “Di Savoia” di Chieti, ma, un pò per la mancanza di autorizzazione da parte della Questura, e soprattutto per l’assenza del presidente Pupillo e degli alti dirigenti del settore edilizia scolastica, la protesta è stata di fatto rimandata a domani quando, sempre in Provincia, verrà fatto il punto della situazione , soprattutto alla luce dello spiacevole episodio di sabato scorso quando alcuni calcinacci sono caduti dall’intonaco del soffitto, sulla testa di un alunno rimasto lievemente ferito. Questa mattina, intanto, generale mobilitazione rispetto ad un’esigenza assoluta di sicurezza, problematica sempre più attuale in numerosi edifici scolastici, specie quelli di antica costruzione. Il “Di Savoia”, da questo punto di vista, è uno dei più antichi di Chieti, il corpo retrostante l’Istituto risale addirittura al 1870. Il paradosso è che i soldi per effettuare importanti lavori  di consolidamento ci sono ma sono bloccati nella casse della Provincia da almeno 4 anni. La procedura è lenta e complicata, assicurano dalla Provincia, da dove, stamane, sono partiti alcuni tecnici per effettuare un sopralluogo e stabilire, quanto meno, che non ci sono problemi di agibilità. Tuttavia la questione va comunque risolta senza ulteriori rinvii. Nel 2015 il primo stanziamento di circa 5 milioni di euro e, pensate, lo studio di fattibilità tecnico-economica è stato consegnato solo un mese fa. Con questi soldi si dovranno demolire e ricostruire due corpi dell’edificio, sui quali non basta un semplice adeguamento anti sismico. Intanto la scorsa estate sono arrivati altri 10 milioni e 500 mila euro circa per lavori di miglioramento sismico su una parte dell’edificio non adeguabile per il vincolo d’interesse culturale . Si attende, da questo punto di vista, l’ok della Soprintendenza, anche se, almeno in questo caso, è stato già fissato un termine per la fine dei lavori, entro il 2023.

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