De Caesaris: ecco il Garibaldi d’Abruzzo

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Ecco chi era il Garibaldi d’Abruzzo: il patriota Clemente De Caesaris che riuscì ad espugnare il Forte Borbonico di Pescara completando la liberazione operata dall’Eroe dei due Mondi.

Anche l’Abruzzo ha il suo Garibaldi, si tratta di Clemente De Caesaris, nato a Penne, appartenente a una famiglia di patrioti e partigiani dell’Unità d’Italia, fu tra i più attivi carbonari teramani. De Caesaris riuscì a espugnare il Forte Borbonico di Pescara, senza spargimento di sangue, ma corrompendo con l’oro i duemila soldati che lo presidiavano, aprendo così la strada a Vittorio Emanuele II che poté entrare senza colpo ferire nel Regno delle Due Sicilie. Conquistato il Forte, Clemente De Caesaris completò la liberazione operata da Garibaldi. Da lui aveva ricevuto l’ordine di reclutare i volontari e di provvedere alla causa nazionale in Abruzzo. Fu lo stesso Garibaldi nel 1860 a nominarlo “Prodittatore dei tre Abruzzi”, con poteri assoluti. Nel 1861 fu eletto deputato ma si dimise poco dopo. Un personaggio, De Caesaris, che per le sue idee liberali di stampo repubblicano-socialista, trascorse in un trentennio molti anni nelle galere di Teramo, Foggia, Brindisi, e nei due esili di Teramo e di Bovino. Spese tutti i suoi averi, e morì povero. Alcuni storici sottolineano come de Caesaris, tuttavia, rimase deluso dell’Unità d’Italia che egli stesso aveva contribuito a realizzare con Garibaldi e il re Vittorio Emanuele II.

Memorabile la sua “Epistola al Popolo” con le parole che toccano nel profondo. Si legge sul busto (vedi foto) che lo rappresenta, a Pescara Vecchia:

CLEMENTE DE CAESARIS
PENNE
1810 – 1887

“I Re , i Signori, i ricchi si sono
divisi fra loro la terra,
inventando due tremende
parole, il mio e il tuo;
siepe di ferro fra te e i tuoi bisogni.
Nessuno ha diritto al superfluo
fino a che vi sarà un sol uomo
che manchi del necessario”
(Epistola al Popolo)

Abruzzese di Penne, appartenente ad una famiglia di patrioti e partigiani dell’unità italiana, fu tra i più attivi carbonari teramani. Studiò nei seminari di Penne e di Chieti. Nel 1838 fu arrestato per la partecipazione alla rivolta di Penne. Fu detenuto nelle carceri di Teramo, dove scrisse poesie e opere. Fu condannato all’esilio a Chieti fino al 1840. Quindi si trasferì a Napoli dove pubblicò il volume Pochi versi. Partecipò ai moti del 1848 per difendere la costituzione concessa da Ferdinando II e prese parte alla rivolta del 15 maggio a Largo Carità di Napoli. L’anno successivo fu arrestato e processato a Teramo e fu condannato a 8 anni di carcere, di cui uno trascorso a Teramo, cinque a Pescara, gli altri nei carceri di Foggia, Brindisi e Nisida. In carcere scrisse tre raccolte di poesie Agli amici ed ai compagni, Alla gioventù italiana, Sei Liriche, e due epistole Epistola al popolo e Le parole di un cittadino a Luciano Murat. Nel 1859 fu confinato a Bovino dove rimase fino al 1860 scrivendo Inno al Piacere, Un confronto dall’esilio, Miei ricordi in Bovino. Nel 1860 tornò a Penne e divenne Prodittatore. Nel 1861 fu eletto deputato, ma si dimise poco dopo. Nel 1961 Luigi Polacchi pubblicò un’edizione completa delle sue opere nel volume “Da Melchiorre Delfico a Clemente De Caesaris. Storia politica e letteraria del Risorgimento in Abruzzo, sulla base della Fortezza di Pescara, 1798-1860.”

L'autore

Antonella Micolitti
E' nata e vive a Pescara. Si è laureata con lode in Lettere, all'Università d'Annunzio di Chieti. Giornalista professionista dal 2007, si occupa principalmente di politica, sociale, attualità, costume. E' appassionata di storia e storia dell'arte bizantina e astronomia, strimpella il pianoforte e le piace il mare d'inverno. Ama Luigi Tenco e le sue canzoni ma le piace ascoltare anche Jovanotti, quello meno conosciuto con i suoi brani più belli. Adora la Grecia e la Russia e le rispettive lingue. Il suo obiettivo è raccontare il volto più curioso e nascosto dell'Abruzzo. Suggeritele le vostre storie. Scrivete alla mail "[email protected]" o "[email protected]". Sarà lieta, per quanto possibile, di darvi voce e spazio, perché la televisione la fate voi con noi.

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