Caccia alla volpe nel teramano: chiesto il ritiro della delibera

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Il Wwf e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali hanno chiesto il ritiro della delibera della Provincia che apre la caccia alla volpe.

Sulla caccia alla volpe nel teramano il Wwf e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali annunciano battaglia e chiedono il ritiro della delibera della Provincia n 92 del 20 marzo scorso e di avviare un confronto sul tema della gestione faunistica visto che il provvedimento, che non ha avuto il parere favorevole dell’ISPRA, l’Istituto scientifico nazionale che deve rilasciare pareri obbligatori sui piani di abbattimenti,  sembra fatto per accontentare i cacciatori e non per garantire una corretta gestione della fauna che è un patrimonio di tutti. In una nota si legge che l’autorizzazione alla caccia della volpe nel periodo primaverile produrrà effetti negativi su tutta la fauna selvatica nel teramano.

Nel comunicato si spiega che “ Oltre al danno sulle volpi, questa decisione sta quindi creando enormi problemi a tutta l’altra fauna (caprioli, tassi, lepri, ecc.) che sarà disturbata da spari e cani da caccia durante una delle fasi più delicate della loro vita. La decisione della Provincia è solo l’ennesimo regalo alla lobby delle doppiette e non ha nulla a che vedere con la gestione della specie. Sono molteplici gli elementi del Piano di abbattimento delle volpi predisposto dalla Provincia che contrastano con la legge e con la corretta gestione faunistica:

1)      il Piano prevede di procedere ad abbattimenti senza che siano stati messi in atto metodi ecologici di contenimento (prescritti dalla legge) nel caso in cui, per le volpi tutto da dimostrare, ci si trovi in presenza di un eventuale squilibrio ecologico;

2)      il Piano prevede gli abbattimenti senza aver prima imposto la sospensione dell’immissione di fagiani e lepri di allevamento che, appena rilasciati in natura, proprio perché provengono da allevamenti, diventano facili prede delle volpi. In pratica la Provincia, tramite gli Ambiti Territoriali di Caccia, prima paga il cibo alle volpi e poi le fa abbattere;

3)      il Piano non ha nulla di selettivo perché consente la caccia a maschi e femmine, piccoli e maturi, senza alcuna distinzione. Inoltre l’utilizzo dei segugi rende particolarmente cruenta la caccia in questa fase in cui molti cuccioli di volpe appena nati saranno sbranati da cani da caccia mandati a stanare le volpi;

4)      il Piano non si avvale dei suoi “selecontrollori” che la stessa Provincia ha formato attraverso corsi costati soldi alla collettività. Si preferisce dare la possibilità di caccia a tutti, allungando così il periodo di caccia oltre quello consentito dalla legge;

5)      il Piano non prevede alcun controllo sui cacciatori che saranno coordinati da una guardia ecologica volontaria che è anch’essa scelta tra i cacciatori: in pratica controllore e controllato sono la stessa persona;

6)      il Piano fa riferimento alla tecnica di caccia della “girata” e all’utilizzo del cane “limiere” che non vengono usati nella caccia alla volpe, ma nella caccia al cinghiale “.

L'autore

Gigliola Edmondo
Laureata in Lettere Moderne e in Giornalismo medico- scientifico con lode, è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco Pubblicisti dal 1995. Esercita l’attività giornalistica dal 1985 occupandosi di cronaca, politica, economia, medicina, cultura e spettacoli. E’ appassionata di canto, musica, letteratura, cinema, teatro e pratica volontariato.

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