Bimbi intossicati scuole Pescara: contaminate le caciotte. Altri due indagati

Ci sono altri due indagati nell’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Pescara in seguito ai malori accusati da oltre 200 bambini dopo aver mangiato nelle mense di alcune scuole. Contaminate le caciotte.

Gli indagati sono Cristian Savini e Maria Luisa Di Nicola, soci amministratori di un’azienda agricola di Vicoli, fornitrice delle caciotte che sono state servite nelle mense scolastiche dall’Associazione temporanea di impresa formata da Cir e Bioristoro. I reati ipotizzati per entrambi, madre e figlio, sono: commercio di sostanze alimentari nocive, vendita di sostanze alimentari non genuine e frode nelle pubbliche forniture. Ieri i Carabinieri del Nas, dopo i riscontri evidenziati dalle analisi eseguite dall’Istituto zooprofilattico”Giuseppe Caporale” di Teramo, su disposizione della Procura, hanno eseguito il sequestro preventivo dei capannoni del caseificio e dei 77 bovini da latte dell’azienda che hanno prodotto le caciotte che avrebbero procurato le gastroenteriti ai bambini che hanno dovuto fare ricorso, tra fine maggio e inizi di giugno, alle cure dei medici dell’ospedale “Santo Spirito”. Sono stati sequestrati anche diversi chili di prodotti lattiero-caseari non stagionati come ricotte, formaggio fresco e mozzarelle. Dalle analisi dell’IZS è emerso che il batterio, trovato dal personale della Asl di Pescara nelle feci dei bambini finiti in ospedale, il Campylobacter, è stato rinvenuto anche nelle caciotte sequestrate dai carabinieri del Nas nel corso delle indagini. Sul registro degli indagati erano già stati iscritti i quattro rappresentanti delle due ditte che, in Ati, gestiscono il servizio di refezione scolastica, accusati a vario titoli di reati che vanno dall’adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, al commercio di sostanze alimentari nocive di natura colposa, alle lesioni colpose. Le caciotte incriminate sarebbero state servite nelle mense scolastiche  il martedì precedente ai malori. Il Campylobacter non si manifesta sui formaggi pastorizzati e la ditta di Vicoli, finita nell’inchiesta, si caratterizza proprio per essere produttrice di prodotti a latte crudo non pastorizzati.

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