Agriturismo Abruzzo:Cia ” persi 8 milioni in 6 mesi”

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Sos della Cia  sulla crisi degli agriturismo in Abruzzo a causa del terremoto. Secondo l’associazione sono andati persi 8 milioni di euro in sei mesi.

Il terremoto sta mettendo fortemente in crisi anche le attività di agriturismo in Abruzzo dove la Cia, la confederazione italiana degli agricoltori spera in una piccola ripresa a Pasqua e Pasquetta. Intanto l’associazione di categoria parla di danni alle aziende abruzzesi  che avrebbero già perso 8 milioni di euro in sei mesi. L’Associazione “Turismo Verde” della Cia-Agricoltori Italiani  rilancia l’appello degli operatori iscritti a promuovere il soggiorno in campagna per le prossime festività in calendario.

In una nota si legge che “La crisi dell’ospitalità rurale nelle regioni del Centro Italia toccate dal sisma hanno fatto registrare, in sei mesi, la caduta di oltre il 50% delle presenze. L’effetto “suggestione” ha coinvolto anche aree distanti dai crateri, dove le strutture ricettive sono sicure e integre. Gli operatori: “speriamo nelle prenotazioni per le prossime festività.  Dopo i ripetuti terremoti , le strutture agrituristiche di tale territorio continuano a fare la conta delle perdite. L’Abruzzo, purtroppo, non fa eccezione: l’effetto “suggestione” generato attorno al sisma ha bloccato i turisti, nonostante la maggior parte delle nostre 600 aziende agrituristiche si trovi in aree lontane dal cratere, in cui sono rispettate tutte le norme di staticità e sicurezza. Il conto è salatissimo, giacché si traduce in una perdita secca di circa otto milioni di euro di mancati incassi. La rinascita del Centro Italia passa anche per le imprese agricole e agrituristiche che sono fondamentali per garantire la tenuta del tessuto socio-economico di queste zone del Paese, soprattutto delle aree interne. Per questo, l’organizzazione richiede a gran voce alle Istituzioni di promuovere al più presto una campagna per rilanciare il turismo rurale, non solo con spot pubblicitari ma anche attraverso misure incentivanti come sgravi fiscali o “sconti famiglia. D’altra parte, come raccontano i dati di settore dell’Ufficio studi della Cia la situazione permane drammatica: le strutture agrituristiche nelle Province colpite dal terremoto registrano il “quasi vuoto” di prenotazioni, con percentuali di riduzioni che vanno dal 40% nelle aree teatine ed in alcune del pescarese e dell’aquilano, fino al 70/80% in gran parte del teramano e nelle aree del cratere. Con più di un miliardo di euro di fatturato medio annuo (circa 45 mila euro per azienda) il movimento agrituristico in Italia è un fenomeno in costante crescita dal 1985 (anno in cui venne riconosciuto per legge) e negli ultimi dieci anni è cresciuto del 55 per cento, rappresentando uno degli asset più performanti del settore primario e dell’economia nazionale. Il ruolo multifunzionale dell’azienda agricola ha consentito di garantire, oltre alla manutenzione e alla difesa di territori e paesaggi tipici, un indotto non secondario per le altre attività turistiche e commerciali. Solo nelle regioni della dorsale appenninica colpite dal terremoto questo valore complessivo è quantificabile in circa 300 milioni: sinonimo di occupazione, sviluppo e oggi possibilità di rinascita. Con quasi 240 mila posti letto e oltre 430 mila coperti a tavola, l’agriturismo è un volano su cui ora si può riattivare l’economia dell’Appennino e la ricostruzione di aree interne oggi in grave difficoltà e a rischio abbandono e spopolamento. Bisogna spegnere le paure ingiustificate e tornare a riempiere gli agriturismi e le strutture ricettive dell’Abruzzo e di tutto l’Appennino”.

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