Acqua Gran Sasso, associazioni si mobilitano

Associazioni verso la mobilitazione per chiedere la tutela dell’acqua del Gran Sasso. Giovedì 1° giugno assemblea a Teramo.

 

Le associazioni ambientaliste si mobilitano per chiedere risposte concrete al problema dell’inquinamento dell’acqua del Gran Sasso. In primis chiedono la rimozione delle sostanze pericolose dai laboratori dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare e  la messa in sicurezza delle gallerie e dei laboratori. Il Movimento H2O ricorda che la settimana scorsa movimenti e cittadini hanno deciso di proporre una mobilitazione popolare per la tutela del Gran Sasso e della sua acqua che disseta il teramano, L’Aquila, il pescarese e anche Chieti. In vista di una mobilitazione generale è stata convocata per giovedì 1 giugno a Teramo, alle ore 18 presso, la sede di Teramo Nostra  una nuova assemblea regionale aperta a tutti. La pagina Fb creata per promuovere la mobilitazione in pochi giorni ha raggiunto 1.500 adesioni che continuano a crescere di ora in ora.

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In un comunicato stampa del Forum H2O si legge che “Le reazioni alla nota dei tecnici della Regione che non fa altro che evidenziare una situazione già nota, quella dell’irregolarità delle captazioni davanti alla legge (l’art.94 del D.lgs .152/2006), da tempo segnalata da soggetti istituzionali come la ASL e l’Istituto Superiore di Sanità, paiono improntate per l’ennesima volta all’improvvisazione. Non vorremmo che si pensi di risolvere il problema con un tratto di penna, mediante escamotage che abbassano i livelli di tutela imposti dalle norme nazionali. Invece di contestare leggi e organismi che da anni stanno cercando almeno di sollevare il problema (si veda il trattamento vergognoso riservato nei confronti della ASL) chi ha responsabilità di governo non pensi, insomma, alle solite scorciatoie. Le criticità rispetto a leggi rigorose che sono poste a tutela della salute si risolvono mettendosi in regola, non aggirando le norme o riscrivendole. La sicurezza dell’acqua non si ottiene, ad esempio, come ha ipotizzato qualcuno, cambiando la legge nazionale facendo diventare legale ciò che oggi è illegale oppure disegnando aree di salvaguardia attorno alle sorgenti più limitate in estensione mantenendo sul campo lo status quo. La norma nazionale si basa su un principio sacrosanto che è quello della prevenzione perché nel settore dell’acqua potabile non si possono rincorrere le contaminazioni. Soluzioni al ribasso o che nascondono per l’ennesima volta il problema non salvano l’acqua del Gran Sasso, perché significherebbe continuare ad accusare il dito che indica invece di guardare la Luna. In primis bisogna togliere dalla montagna le 2.300 tonnellate di sostanze pericolose come l’1,2,4 trimetilbenzene (1.292 tonnellate usate per l’esperimento Borexino) e l’acqua ragia (1.030 tonnellate usate dell’esperimento LVD). Questa è la principale fonte di rischio perché in caso di incidente rilevante dovremmo dire addio per decenni alle captazioni (tutte) con danni immensi anche all’ambiente. In questo senso a nostro avviso il vicepresidente Lolli sta continuando a non inquadrare correttamente il problema che ci si pone di fronte. Poi vanno messe in sicurezza le captazioni delle gallerie autostradali e il laboratorio assicurando partecipazione e trasparenza, cosa che attualmente non vediamo. Il rafforzamento dei monitoraggi, che pure si deve predisporre in questa fase, non consentirebbe mai di monitorare le migliaia di sostanze che si possono ritrovare in un tunnel autostradale.Per questo invitiamo tutti a partecipare all’assemblea di giovedì per costruire un’ampia partecipazione alla mobilitazione”.

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