A Chieti si riapre la caccia al tifoso pescarese

A Chieti si riapre la caccia al tifoso pescarese, come se la vita non concedesse altre soddisfazioni ai soliti 4 vili balordi protagonisti degli agguati.

L’ultimo episodio in ordine di tempo risale allo scorso 23 agosto, ma solo ora sale alla ribalta della cronaca dopo che in Procura é giunta la comunicazione di reato. Il Pm, Anna Campo, non va per  il sottile , e nel fascicolo aperto a carico di due teatini di 19 anni, ipotizza il reato più grave, quello di rapina. L’episodio, si diceva, nella notte del 23 agosto tra Via Pianell e Via Ricci dove un 27enne di Villamagna passeggiava tranquillamente e sulle spalle uno zainetto della Pescara calcio. Sceso dall’autobus  di fronte al Grande Albergo e arrivato quasi nei pressi della Civitella viene accerchiato da sei giovani, due in moto, gli altri 4 in macchina. Per il 27enne sono attimi di puro terrore, viene pestato senza pietà con calci e pugni al volto e gli viene strappato lo zainetto del Pescara. Solo dopo qualche giorno il giovane, che era andato semplicemente a dormire dalla nonna, decide di denunciare il fatto e agli agenti della Digos da indicazioni precisa su uno deigli aggressori. L’altro, ingenuo oltre che vile, celebra le sue gesta su Facebook e per gli agenti della Questura é un gioco da ragazzi identificarlo e notificargli la denuncia, é caccia agli altri 4. E’ questo solo uno dei tanti, troppi episodi che vedono coinvolti ragazzi, per lo più, in qualche caso anche bambini, che si “azzardano” a girare per Chieti con qualcosa che li identifichi come simpatizzanti del Pescara, squadra che milita in serie A, considerata acerrima nemica del Chieti, che milita in serie D. Intanto un altro deprecabile episodio si é registrato ieri nel corso della partita dello stadio Adriatico tra Pescara ed Inter quando un tifoso biancazzurro ha aggredito un tifoso calabrese intimandogli di togliersi la maglia dell’Inter.

L'autore

Luca Pompei
Luca Pompei 50 anni nato a Pescara, inizia il lavoro di giornalista nel 1986 collaborando con un settimanale "La Nuova Gazzetta". Nel 1987 comincia a lavorare in televisione collaborando con la redazione sportiva dell' emittente TVQ. Riesce a conciliare lavoro e studio collaborando anche con altre emittenti come Rete8, Telemare, Tele Abruzzo Regionale e nel 1994 si laurea in Lingue e Letterature Straniere all'Università "G. d'Annunzio" con 110/110. Nel 1997 diventa giornalista professionista e nel 2005 pubblica il suo primo libro di racconti dal titolo "Leaves", nel 2016 il suo primo romanzo "La Talpa Muta". Tra le sue passioni anche la scrittura per il teatro con una serie di Monologhi messi in scena dalla Compagnia della Memoria.

7 Commenti su "A Chieti si riapre la caccia al tifoso pescarese"

  1. http://
    trn-news.it/portale/index.php/cronaca/item/6765-la-grave-denuncia-del-tifoso-aggredito-a-pescara-tutta-la-verita-su-quanto-
    successo

    Tira fuori il giornalista che é in te e deliziaci con un articolo sulla vicenda summenzionata

  2. Questo articolo è una lampante dimostrazione di quanto il giornalismo abruzzese, spesso, sia tremendamente parziale e ipocrita. L’appunto acido che lo conclude ne è un esempio: sottolineare che dei tifosi di una squadra di serie D abbiano “l’audacia” di dare peso alla rivalità con una tifoseria di una squadra di serie A. Osservazione da bar e che col giornalismo serio non ha nulla a che fare. Ma passiamo alla vostra ipocrisia. Vi leggo spesso denunciare aggressioni (realmente accadute) e presunte aggressioni (“in qualche caso anche bambini”. Menzogna, ma più appesantisce in carico, meglio è. È la vostra tecnica) da parte dei “cattivi chietini” nei confronti dei pescaresi, ma mi capita altrettanto spesso di notare il vostro assordante silenzio ogniqualvolta accade il contrario: tifosi teatini aggrediti da quelli pescaresi. Il più eclatante – parlando di bambini – è quello avvenuto a Francavilla quest’estate: regolarmente denunciato e di cui né Rete8 né giornali come Il Centro (che, come voi, tiene sempre a denunciare atti di questo tipo, ma solo quando gli aggressori sono “i chietini”) hanno parlato. Potremmo parlare della ragazza aggredita all’Auchan di Sambuceto a luglio, colpevole di indossare i pantaloncini del Chieti, o di un calciatore del Calcio a 5 aggredito alla stazione, mentre era intento a prendere l’autobus. Potremmo parlare di una bancarella al mercato di Cepagatti che vendeva magliette del Chieti a cui sono state date letteralmente fuoco in pieno centro e in mezzo alla strada, tra i passanti. Potremmo parlare di un ragazzo di Brecciarola a cui è stata sfondato il vetro della macchina perché aveva un bollino del Chieti attaccato alla radio; potremmo parlare di due ragazzini delle medie costretti a togliersi la maglietta a Sambuceto, e a costringerli furono due ragazzi che non avevano meno di 25 anni. Potremmo anche parlare di un uomo di 64 anni schiaffeggiato davanti al Flaiano perché aveva i pantaloncini del Chieti. E questo è successo all’inizio di quest’estate. Se avete tempo, tra un articolo contro “i chietini” e l’altro, possiamo anche denunciare l’ignobile pestaggio di una ragazza di 18 anni di San Benedetto del Tronto da parte di un 41enne pescarese, atto di cui quei vili vanno fieri. E la lista dei “tanti, troppi episodi che vedono coinvolti ragazzi, per lo più, in qualche caso anche bambini, che si “azzardano” a girare per Pescara con qualcosa che li identifichi come simpatizzanti del Chieti” è infinita, potrei continuare per ore e giorni. Sapete cosa è triste, soprattutto agli occhi di chiunque abbia l’onestà intellettuale per ammetterlo? Che voi abbiate l’audacia e l’ipocrisia di fare la morale pur sapendo che dall’altra parte ne succedano il doppio e di peggio, ma non alzate mai un dito per denunciarlo; che voi scendiate nel becero campanilismo di altra forma (l’appunto finale di questo articolo e il due pesi e due misure che continuamente praticate tramite gli articoli non sono altro che questo), ma diate del campanilista ad altri, e abbiate anche il coraggio di indignarvi. Luca Pompei, tu come tanti altri, aspetto con ansia che parli e ti indigni alla stessa maniera delle innumerevoli e gravissime vicende che vedono anziani, ragazzi, ragazze e bambini aggrediti perché si sono “azzardati” a girare per Pescara o zone limitrofe con qualcosa che li identifichi come simpatizzanti del Chieti, squadra che milita in serie A, considerata acerrima nemica del Pescara, che milita in serie A.

    • Luca Pompei | 12/09/2016 di 12:09 | Rispondi

      …Potremmo parlare del bambino di Scafa che nel 2012 di ritorno dai festeggiamenti per la promozione in serie A é stato brutalmente malmenato alla stazione di Chieti perchè portava la bandiera del Pescara…della vetrina dell’agenzia di viaggi a Chieti Scalo imbrattata solo perchè all’interno era appeso un portachiavi con il delfino biancazzurro e di altre decine di episodi che poi, mi spiace, vedono protagonisti i soliti 4 imbecilli perchè fortunatamente la gran parte dei cittadini di Chieti sono migliori di un’assurda rivalità (e qui si spiega l’appunto non acido sulle differenti categorie) tra due società sportive che non ha senso di essere….tempo fa ho dovuto discutere su Facebook con una persona che postando una foto di un residente di Chieti Scalo che aveva la bandiera del Pescara appesa al balcone, definiva la cosa VERGOGNOSA!…incitando in maniera implicita ad una sorta di spedizione punitiva….Caro Patrick avrei usato lo stesso tono se la vittima avesse indossato uno zainetto del Chieti e fosse stato aggredito da sei pescaresi….la sua vasta antologia di episodi di violenza da parte di tifosi biancazzurri non trova molto riscontro nonostante le mie dettagliate verifiche…ma tant’é non é ipocrisia denunciare mediaticamente con toni forti questi episodi perchè questa gentaglia va punita sia pescarese o teatina non importa….

      • Allora aspetto con ansia di leggere un Suo articolo sulla “vile aggressione” subita ieri da un ragazzo calabrese. Non é ipocrisia denunciare mediaticamente con toni forti questi episodi perchè questa gentaglia va punita sia pescarese o cosentina non importa….che poi, mi spiace, vedono protagonisti i soliti 4 imbecilli perchè fortunatamente la gran parte dei cittadini di Pescara sono migliori di un’assurda rivalità (e qui si spiega l’appunto non acido sulle differenti categorie) tra due società sportive che non ha senso di essere…

      • Quindi lei mi sta dicendo di non aver mai trovato notizie riguardanti aggressioni fatte da pescaresi nei confronti di teatini (se io indossassi qualsiasi cimelio del Chieti a Pescara, non farei sei metri. Lei lo sai, qualsiasi cittadino di Pescara lo sa. Tutti ne sono coscienti), di napoletani, romanisti, sanbenedettesi (per dirne alcuni)? Tralasciando quelli che non vengono denunciati, nel corso degli anni ce ne sono stati di regolarmente denunciati alle autorità e discussi in televisione e sui giornali (dove, però, ci si limita sempre al mero fatto di cronaca; non ho MAI letto toni forti nei loro confronti. Di qui la mia accusa di imparzialità. Negarlo sarebbe ipocrisia), ma non ho mai letto nessun articolo di questo tipo. Mai. Non uno che riportasse la firma dei tanti giornalisti che, invece, si indignano quando a commettere tali ignobili atti sono altri. Se ho torto avrò l’immenso piacere di essere smentito. Se ho torto, la prego di postare un solo articolo o semplice commento sui social dove lei condanna aspramente e con sdegno – come ha fatto in questo articolo – il vile atto degli innumerevoli ad opera di un solo pescarese nei confronti di qualsiasi altro tifoso, teatino, romanista, napoletano che fosse (o interista, come accaduto domenica), e le farò le mie scuse. E gliele farò con piacere, perché da cittadino abruzzese anzitutto che usufruisce del servizio che i giornalisti locali ci offrono – il quale dovrebbe essere imparziale e non propinarci lo stucchevole e campanilista “due pesi e due misure” di cui alcune tv e giornali locali sono palesemente intrisi – pretendo solo pari trattamento nel raccontare determinati eventi di cronaca. Quindi, lo ripeto: se lei ha in passato scritto un articolo anche su una sola aggressione fatta dalla fazione pescarese (e, di denunciate, ce ne sono state a bizzeffe) e si è espresso con gli stessi, legittimi toni di sdegno in merito, allora le verrò a fare le mie scuse di persona.

        Io personalmente sono un tifoso di basket, il calcio non mi piace se non a livello dilettantistico. Sono simpatizzante della Roma, ma non la seguo. Andavo allo stadio di tanto in tanto, ma le serie maggiori e la dittatura delle grandi società che ne detengono il monopolio mi ha fatto disinnamorare di questo sport. Non mi interessano le faide calcistiche. Non sono qui a lagnarmi e a protestare per un pallone. Ma la differenza di trattamento la noto. Due anni fa, nei pressi dello stabilimento Venus a Francavilla un ragazzino di Chieti è stato malmenato e costretto a togliersi i pantaloncini perché del Chieti. I giornali ne hanno riportato la notizia, può controllare (ma lo saprà, è il suo mestiere. No?). Da un fatto di cronaca simile ci si aspetta un commento come quello da lei fatto per quel ventisettenne. Invece, l’unico che abbia letto è stato di un suo collega de Il Centro, nella cronaca di Pescara, dove non ha condannato l’aggressione né commentato aspramente gli aggressori: si è limitato insinuare che la colpa di tale disgustoso atto fu di Di Primio che, giorni addietro, aveva apostrofato Francavilla come “Francavilla di Chieti”. Anzi, l’articolo non parlava neppure dell’aggressione in sé, ma parlava – anzi, sbeffeggiava – Di Primio e riportava tutti i commenti da lui ricevuti in seguito alla sua dichiarazione (i commenti riportati sottolineavano tutti come Chieti fosse inferiore a Pescara. Ma non si dica che il “giornalista” fosse colto da un impeto campanilistico mentre scriveva l’articolo. Quello lo fanno solo “i chietini che stanno sempre a penza’ a Pescara”), usando l’aggressione subita dal bambino come conseguenza di quanto detto dal sindaco. Articolo – come tanti altri – scritto con lo spirito di un cittadino campanilista più che di un professionale giornalista. Questo è solo uno dei tantissimi esempi del “due pesi e due misure” di cui le parlavo, e che – ne sono sicuro – lei sa perfettamente esista nell’ambiente.

        • Luca Pompei | 13/09/2016 di 15:12 | Rispondi

          Lei continua a personalizzare la polemica distogliendo lo sguardo da quello che é il vero punto della questione….Guardi che io ero presente allo stadio Angelini quando in una maledetta amichevole estiva, fine anni ’80, tra Pescara e Chieti gli ultras del Pescara aggredirono senza motivo quelli del Chieti e denunciai inorridito l’episodio…per me non esistono pescaresi e chietini…..per me esistono idioti e assennati….l’episodio del 23 agosto é solo l’apice di una serie di fatti incresciosi che vedono protagonisti i soliti 4 idioti che si divertono a pestare tutto ciò che é biancazzurro…é una storia che deve finire e spero che la magistratura faccia giustizia…qualora venissero alla ribalta episodi così gravi a parti inverse, e non il tifoso coglione che sbeffeggia il calabrese minacciandolo se non si toglie la maglia dell’Inter, non esiterei a denunciare la cosa con la stessa veemenza e da questo punto la invito anche ad attendermi al varco per verificare se lo faccio o meno…io rispondo per me e non per i colleghi de Il Centro…per quanto riguarda l’episodio da lei citato trovo vergognoso che venga aggredito un ragazzino solo perchè indossa i pantaloncini del Chieti, così come trovo vergognoso pestare a sangue un giovane che tranquillo va a trovare la nonna ed ha l’unica colpa di avere sulle spalle uno zainetto del Pescara…ribadisco che la sottolineatura tra la serie A e la serie D era solo per evidenziare l’assurdità di una stupida rivalità. Io personalmente non ho nulla contro Chieti e i chietini, anzi, ero uno dei più agguerriti tifosi quando per lavoro seguivo le gesta del Chieti di Giammarinaro o di Volpi, sono ancora amico di molti di quei calciatori, sempre per lavoro sono stato un grande tifoso anche del Cus Chieti di basket, calcio a 5 e pallamano….ma la violenza non la sopporto a prescindere….Resto sempre a disposizione per qualsiasi altro chiarimento se vuole anche davanti ad un boccale di birra perchè il confronto educato é sempre meglio di una miriade di minacce che già mi sono giunte da diversi social….La saluto e la ringrazio per l’educazione

          • Patrick | 21/09/2016 di 18:13 |

            Sig.re Luca, ho capito cosa voglia dire, il punto della questione è chiaro e l’ho compreso. Mi deve credere se le dico che non la stia prendendo assolutamente sul personale, anzi, il mio rammarico riguarda una situazione ben più ampia e sul quale il suo articolo mi ha fatto riflettere. Anch’io non tollero la violenza, la trovo priva di senso, indipendentemente dal colore della sciarpa che la vittima indossa. Però, come è normale che un articolo faccia, il suo pezzo mi ha fatto pensare, e mi sono sentito di esprimere la mia perplessità verso toni forti – sacrosanti – che però non vedo mai – e dico m a i – quando l’assalitore indossa un drappo biancoazzurro (ero presente quando un tifoso romanista, anni fa, fu accoltellato da un tifoso del Pescara, ma non lessi niente che andasse oltre il semplice fatto di cronaca. Non lessi una condanna – sacrosanta, lo ripeto – così aspra. Eppure sarebbe stata doverosa, quella vicenda avrebbe dovuto suscitare gli stessi sentimenti forti che quella di cui parla in questo articolo ha suscitato in lei, ma non ne ho letto da nessuna parte e da parte di nessun giornalista abruzzese. Capisce cosa intenda dire?). Lo trovo insulso. Mi sento preso in giro non da chietino (tanto più che sono originario di Francavilla), ma da cittadino abruzzese che compra il giornale e guarda la TV locale. Non sono qui per difendere una delle due parti: io allo stadio non vado. Però sono dell’idea che moltissimi suoi colleghi (lei, come ha detto, non rientra in questa cerchia e le credo, perché non la conosco personalmente e credo che il pregiudizio sia prerogativa delle persone “piccole”) questo “due pesi e due misure” lo facciano costantemente, praticando un campanilismo della peggior specie: quello subdolo e denigratorio che passa tramite una penna (o una tastiera). Quando faccio questo discorso ai miei amici di Pescara mi dicono: “ma che ssi diventat chietin?”. Non bisogna essere chietini, credo, per rendersi conto e indignarsi davanti cose di questo tipo. Basta essere una persona un minimo, ma proprio un minimo, onesta e seria. A novembre faccio trent’anni, sono un “ragazzino” – anagraficamente parlando – in confronto a coloro che ancora parlano di vero e proprio “odio”, anche al di là del calcio, verso una parte o l’altra. Addirittura, mi è toccato leggere di una sua collega, impiegata in Rai Abruzzo (per cui i cittadini, tutti, pagano il canone) che ha definito, con aria di supponenza, “ossimoro” la frase “filosofia teatina”, rimarcando – una volta contestata – che per lei i cittadini di Chieti e la città tutta siano un puzzo di persone senza valore, non paragonabili al popolo pescarese e a Pescara (città che questa Signora è fiera di rappresentare). Persone che per età potrebbero essere miei genitori. È sconcertante. A me queste cose mettono un’angoscia che lei non immagina, mi sento strettissimo in un ambiente nel quale anche chi dovrebbe avere un certo grado di serietà, conoscenza, e cultura la pensa come il peggiore dei provinciali. E dire che siano proprio coloro che danno del “provinciale” e del “paesano” a terzi. Tutto questo ammasso di parole per spiegarle il perché della riflessione che il suo articolo mi ha suscitato, che comunque non voleva essere un attacco personale a lei personalmente. So che lei non possa né debba rispondere per i suoi colleghi, ma deve anche capire che quando la differenza di trattamento è netta e palese, la gente lo nota. Si sente discriminata e tagliata fuori da un Abruzzo giornalistico che sembra sempre più di parte. Insomma, io la frustrazione di chi dice che la stampa abruzzese sia tendenzialmente parziale la capisco. Questi non hanno neppure paura nel dichiarare pubblicamente che disprezzino una città e la sua intera cittadinanza (tra l’altro, sul profilo Facebook di un noto giornalista teatino il quale ha avuto la signorilità di non controbattere alla stucchevole uscita della collega), quindi non mi sorprende la sfacciataggine di alcuni di loro e la sfrontato denigrare di una città e dei suoi cittadini che, che facciano bene o male, non potranno mai vincere contro una certa e specifica mentalità che esiste senza dubbio e che di giornalistico – giornalismo vero, quello atto a informare e a “dare a Cesare quel che è di Cesare”, nel bene e nel male – non ha nulla. Mi viene in mente un ultimo esempio, poi la saluto perché mi sono dilungato anche troppo: il proprietario della Comec, Tevisan, personaggio che stimo molto, ha da poco fondato il Chieti FC usando il titolo sportivo del Cepagatti Torre Alex. Nessuno ha mai dedicato due righe o un bel servizio a questa nuova realtà e al bel calcio (seppur in Promozione) che pare stia offrendo. Sa quand’è che lo hanno finalmente nominato? Un paio di giorni fa, parlando del fatto (e gongolando tra le righe, comportamento ai limiti del provincialismo bislacco) che a Cepagatti “proprio non vedono di buon occhio che una squadra di Chieti si alleni nelle loro strutture”, tanto che il comune ha chiesto il campo indietro. Hanno insinuato come la gente del posto non vorrebbe una squadra di Chieti in paese qualcosa come tre volte in cinquanta righe (quando, invece, da quello che ho capito le motivazioni sono ben altre). Insomma, un lettore/telespettatore attento queste cose le nota. Per concludere, da persona a cui piace informarsi e che è patologicamente allergica al provincialismo e, ancor di più, al giornalismo di parte (che sia politico o altro), mi sento legittimato a far notare ciò che esiste e trovo di una povertà disarmante. Specifico subito che se le parti fossero state invertite, starei qui a fare lo stesso, identico discorso.

            Spero di aver spiegato le ragioni del mio appunto in maniera esaustiva, anche se su internet non è semplice farlo a dovere. Ribadisco che il mio non era un attacco alla sua persona. La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato e sarà un piacere, semmai dovessi incrociarla per strada, offrirle una birra. Buon lavoro a lei e alla redazione.

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