Avezzano, ministero condannato per sangue infetto trasfuso

Morto a causa di una fulminante epatite C contratta, secondo i medici legali interpellati, dal sangue infetto che nel 1981 gli fu trasfuso al “Gemelli” di Roma. Ministero condannato a 2 milioni di euro di risarcimento alla famiglia.

I fatti risalgono al 1981 quando un uomo di Avezzano, all’epoca 50 enne, viene ricoverato d’urgenza al “Gemelli” di Roma per una grave anemia: dopo una serie di trasfusioni gli viene accertata l’epatite C che lo ha portato alla morte. I familiari decidono di intentare una causa contro il Policlinico romano e il ministero: dopo anni di perizie e udienze il tribunale di Roma ha ritenuto ” unico responsabile”il ministero della salute condannato ad un risarcimento pari a 2 milioni di euro. Un processo lungo e doloroso per i familiari dell’uomo costretti a rivivere quanto accaduto al proprio caro. Secondo una recente statistica in Italia sono oltre 20 mila i casi accertati di persone contagiate da virus infetto non adeguatamente “controllato”.

L'autore

Barbara Orsini
Laureata con lode in Scienze Politiche con una tesi pubblicata presso l’IILA di Roma, inizia subito l’avventura giornalistica collaborando con “Il Tempo” e con TVQ. Dal 2002 lavora per Rete8 dove si occupa di cronaca, politica, terza pagina, economia-sindacale e dove ha condotto la rubrica “Allo Specchio”. Ama leggere, viaggiare e declinare tendenze in tutte le sfaccettature.

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