Sembrava polmonite, era un ciliegia

Lo hanno curato per una sospetta polmonite e, invece, era il nocciolo di una ciliegia. E’ accaduto ad un 50 enne aquilano che parla di miracolo.

Cinque mesi di cure con forti dosi di cortisone per curare una sospetta polmonite, ma è bastato un colpo di tosse, più forte del normale, per fargli espellere un nocciolo di ciliegia, ingerito qualche mese prima, che gli aveva provocato il danno polmonare. L’uomo, un 50 enne di Arielli, dopo un calvario attraverso ospedali e cliniche private, e dosi farmacologiche ‘da cavallo’ non era riuscito a venire a capo della sua malattia che lo aveva costretto ad ipotizzare un male incurabile. Alla vigilia di un’ulteriore esame diagnostico, l’uomo, ricoverato ad Avezzano, ha avuto un colpo di tosse nella notte durante il quale ha espulso dalla bocca la causa del suo male: un nocciolo di ciliegia. I medici ritengono estremamente raro il fatto che un nocciolo ingoiato insieme al frutto possa finire nelle vie respiratorie e questo aveva depistato le diagnosi mediche formulate nei mesi. L’uomo adesso è completamente guarito ed è ritornato a svolgere le sue attività lavorative. Convinto che si tratti  di un miracolo di Padre Pio, l’uomo si era recato a San Giovanni Rotondo per ben tre volte in bicicletta, sempre partendo dall’Abruzzo, e la sera della ‘liberazione’ ha subito raccontato di aver visto una luce straordinaria riempire la stanza dell’ospedale.

L'autore

Barbara Orsini
Laureata con lode in Scienze Politiche con una tesi pubblicata presso l’IILA di Roma, inizia subito l’avventura giornalistica collaborando con “Il Tempo” e con TVQ. Dal 2002 lavora per Rete8 dove si occupa di cronaca, politica, terza pagina, economia-sindacale e dove ha condotto la rubrica “Allo Specchio”. Ama leggere, viaggiare e declinare tendenze in tutte le sfaccettature.

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