Terremoto L’Aquila, sentenza d’appello per il crollo di via d’Annunzio

Terremoto L’Aquila: nella sentenza d’appello per il crollo di via d’Annunzio condanna ad 1 anno e 10 mesi per l’ingegnere Cimino.

La corte d’Appello de L’Aquila, riformulando la sentenza di primo grado (3 anni e mezzo di reclusione), ha condannato ad un anno e 10 mesi di reclusione l’ingegnere aquilano Fabrizio Cimino, accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni per il crollo della palazzina di via Gabriele d’Annunzio nella quale morirono tredici persone. Il pg aveva chiesto la condanna a 3 anni di reclusione. L’imputato era accusato di presunti errori nella ristrutturazione del palazzo avvenuta nel 2002. Documento cardine del processo di primo grado una perizia affidata al docente di Scienza delle costruzioni presso il Politecnico di Milano Gabriella Mulas, già ‘protagonista’ nel processo per il crollo della Casa dello Studente. Sulla perizia della Mulas molti gli scontri in aula con le difese, in particolare con il consulente Franco Braga, docente di Tecnica delle costruzioni all’Universita’ “La Sapienza” di Roma, nonchè ex sottosegretario alle Politiche agricole nel governo Monti. Secondo la tesi accusatoria se Cimino avesse esaminato il progetto originario del palazzo, viziato da gravi errori di progettazione e vulnerabilita’, avrebbe scongiurato la morte di quelle vittime del sisma: di qui la decisione di chiedere la condanna. L’avvocato Stefano Rossi, legale di fiducia dell’imputato ha annunciato ricorso in Cassazione.

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