Terremoto Amatrice: dopo tre anni ancora troppa polvere sulla speranza

Alle 3:36 del 24 agosto 2016, soltanto 4 minuti dopo l’ora del terremoto de L’Aquila del 6 aprile del 2009, Amatrice spariva sotto la forza di un terremoto di magnitudo 6.0. In 142 interminabili secondi il centro Italia riviveva il terrore del sisma aquilano. 299 i morti. Tre anni dopo ricostruzione all’anno zero.

Amatrice non c’è più”. Sono queste le prime parole che rimbalzano su tv e radio subito dopo quei 142 interminabili secondi che hanno devastato anche Accumoli, altro paese del reatino, Arquata del Tronto e la frazione di Pescara del Tronto (Ascoli Piceno). E’ il 24 agosto 2016: è ancora buio e la voce del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, non lascia dubbi sulle conseguenze del terremoto di magnitudo 6.0. Dopo giorni e giorni di ricerche e scavi si conteranno 299 morti. L’italia, il mondo intero, si ferma a piangere altre vittime dopo quelle aquilane del 2009: 299 le persone morte sotto il peso di un paese letteralmente raso al suolo.

Tra i primi a far arrivare il proprio aiuto ci saranno i volontari abruzzesi di Protezione civile, Croce Rossa e le tante associazioni nate dopo la tragedia aquilana del 2009. La drammatica esperienza abruzzese è di grande aiuto nei primi preziosi momenti di scavi e ricerche: bisogna capire in fretta come agire, dove cercare i sopravvissuti, come evitare nuovi devastanti crolli. Del resto la terra non smette di tremare. Dopo meno di un’ora dalla scossa delle 3:36 , alle 4:33 un’altra scossa di magnitudo 5.3 farà tremare Norcia e la cittadina di San Benedetto. ”C’è gente sotto le macerie, al momento la cosa più importante è sgomberare le strade di accesso per far arrivare i mezzi di soccorso”, è l’appello del primo cittadino di Amatrice . ”Vedo crolli dappertutto, siamo inermi, non abbiamo mezzi, c’è gente sotto le macerie”, dice con voce rotta il sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci.

Dopo poche ore, le immagini dall’alto dei Vigili del Fuoco mostreranno senza scampo tutta la devastazione provocata dal sisma. Interi borghi dell’Appennino ridotti a macerie. Aggiornato di minuto in minuto, il bilancio arriverà a sfiorare i 300 morti (299), con oltre 4.000 sfollati e 238 persone messe in salvo. Un ”terremoto severo” lo definirà a caldo l’ex capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, quando ancora non si osa fare previsioni sul numero delle vittime.

Un terremoto tale da provocare, come documentato dai satelliti Cosmo-SkyMed, un abbassamento del terreno di 18 centimetri nell’area della Piana di Castelluccio di Norcia, la perla dei Monti Sibillini famosa per la spettacolare fioritura delle lenticchie. La scia sismica andrà avanti per giorni. Ma non saranno solo scosse di assestamento.

La stampa nazionale e mondiale tornerà a titolare le aperture di Tg e quotidiani con foto e lacrime che gli abruzzesi avevano conosciuto e versato 7 anni prima. La nostra regione non fece mancare per un solo istante il supporto tecnico e logistico emergenziale frutto, purtroppo, di una recente atroce esperienza costata alla nostra terra 300 vittime molte delle quali giovani.

TRE ANNI DOPO

Come uno e due anni fa oggi ci saranno fiaccolate e cortei, eventi e dirette tv ma il dato di fatto è uno e uno soltanto: da qualche parte, qui e là, un pò di macerie sono state portate via, ma nei 138 Comuni del cratere creato dalle tre grandi “botte” che sbranarono il Centro Italia (il 24 agosto e il 30 ottobre 2016 e il 18 gennaio 2017) il trenta, trentacinque per cento rimane dov’era. A tre anni la ricostruzione di Amatrice è all’anno zero: lo testimonia il silenzio di quei borghi, un tempo così vivi e vivaci, ancora avvolti dalla polvere. Sono circa 73mila gli edifici dichiarati inagibili. I cantieri avviati qualche centinaio, le domande per il contributo alla ricostruzione 10mila, poco più del tredici per cento. Addirittura la stessa rimozione delle macerie va avanti col contagocce.

“Valiamo pochi voti- ripete la gente di Accumuli e Amatrice. Aggiungendo che “qui, dopo le passerelle del primo anno, politici non se ne vedono più”. Tre anni dopo, lo spettro è un rischio che sta facendosi realtà. I sindaci non hanno dubbi: “Più tempo ci vorrà per ricostruire, meno saremo”. Tante famiglie e tanti giovani se ne sono andati. Gli anziani restano. Feriti. Avviliti. Fieri di esser rimasti.

LE PAROLE DEL SINDACO DE L’AQUILA BIONDI 

“La comunità aquilana, ispirata e sostenuta dal messaggio di Celestino V, stringe a sé, in un ideale abbraccio, le popolazioni dei centri colpiti dal terremoto del 2016”. A dirlo è il sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, in occasione della ricorrenza dell’evento sismico che il 24 agosto di tre anni fa ha duramente colpito vaste aree di Lazio, Marche, Umbria e del nostro Abruzzo. “L’aver vissuto un evento distruttivo come quello del terremoto, il dolore per le vittime, la necessità di tornare a vivere una quotidianità fuori dall’emergenza, la speranza di farcela. Sono tanti e diversi i sentimenti che legano L’Aquila a diversi borghi flagellati da quell’evento sismico, con alcuni dei quali esiste un forte legame per questioni geografiche e storiche dinamiche politico-amministrative – sottolinea il sindaco Biondi – ma anche la tenacia, la determinazione di chi insegue un obiettivo vitale per la propria comunità, la grande voglia di riappropriarsi dei luoghi identitari e delle proprie radici”. “Voglio fare un augurio ai fratelli e alle sorelle del Centro Italia: che finalmente si individuino norme che snelliscano le procedure e accorcino i tempi, sopra tutto per la ricostruzione pubblica. È una battaglia comune questa, per la quale dobbiamo spendere tutte le nostre energie di amministratori. L’Aquila – conclude il sindaco Biondi – sarà sempre al fianco di tutti quei territori che quotidianamente lavorano e si impegnano per la rinascita e per futuro dei loro giovani”.

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