Incendi: “Tre giorni come nel 2007”

incendioCanadair

Negli ultimi tre giorni situazione simile al 2007. A dirlo è la Protezione civile: pericolosa la miscela alta temperatura, vegetazione secca e vento caldo.

Oltre 80 ettari in fumo nel Parco nazionale della Majella, almeno 150 di pineta nell’entroterra di Vasto, altri cento ettari devastati dalle fiamme nel Pescarese: non danno tregua da due giorni gli incendi in Abruzzo dove il fuoco, in qualche caso di origine dolosa, è alimentato dalle alte temperature e dal vento di scirocco. Canadair in azione anche nelle campagne della provincia di Pescara, tra i comuni di Torre de’ Passeri, Castiglione a Casauria e Pietranico. Spento con tanto lavoro il focolaio di incendio divampato due giorni fa a Liscia. Insomma una fine estate davvero di fuoco quella del 2015, in cui le fiamme hanno fatto temere il peggio a fine campagna antincendio boschivo, conclusasi il 15 settembre scorso, una recrudescenza che sa di scherzo, e ora si attende il calo delle temperature come una manna dal cielo.

A spiegare la situazione è il responsabile della Sala operativa della Protezione civile Silvio Liberatore.

 

Ma quanto costa la gestione degli incendi in Abruzzo? I conti per quanto riguarda il 2015 saranno completati a fine settembre dal’Ufficio Rischio incendi boschivi della Regione. I fondi statali sono sempre più esigui da quando, nel 2009, lo Stato ha delegato la materia alle Regioni, partecipando soltanto con la flotta aerea mentre tutto il resto viene gestito con fondi regionali e convenzioni con i Vigili del fuoco, il Corpo forestale dello Stato e i volontari. Quel che manca è la famosa prevenzione.

Prevenzione che deve partire innanzitutto dalla manutenzione e cura di boschi e sottoboschi, oggi invece abbandonati a se stessi. Negli ultimi 7 anni gli incendi sono costati alla Regione 100 milioni di euro – fanno sapere dalla Sala Operativa della Protezione civile – tra costi per la lotta attiva, costi per la prevenzione e conseguenze ambientali, fra le quali la più rilevante è il dissesto idrogeologico. Il piano di sviluppo rurale della Regione prevede per il prossimo settennio l’arrivo di circa 432 milioni di euro.

Di questi sono dedicati alla cura delle foreste solo 20 milioni, mentre attualmente la Regione per la cura e coltivazione delle foreste abruzzesi riserva dai 2 ai 3 milioni di euro all’anno, nonostante la superficie forestale occupi il 30% della regione. Una delle conseguenze più gravi degli incendi (chiaramente non l’unica) è il dissesto idrogeologico, che in Abruzzo sta assumendo dimensioni preoccupanti. La superficie forestale regionale è di circa 390mila ettari, e quella percorsa dal fuoco è stata nel 2007 – ossia l’anno con il picco di incendi più alto degli ultimi dieci – di oltre 21.100 ettari. Nel 2013 bruciarono 309 ettari, scesi a 45 nel 2014: quella che è stata l’estate più fresca e piovosa degli ultimi tempi.

 

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