Processo a Enzo Angelini: “Prestazioni non autorizzate”

I testimoni dell’accusa sfilano a Chieti nel processo per le prestazioni non autorizzate nella sanità. Alla sbarra Enzo Angelini e altri due imputati.

Dinanzi al Tribunale di Chieti è imputato l’ imprenditore della sanità privata Vincenzo Angelini assieme alla moglie Anna Maria Sollecito e a Sergio Frezza, ex direttore sanitario della clinica Villa Pini ai tempi della gestione Angelini. La posizione di quest’ultimo era stata stralciata nelle scorse udienze. Le accuse sono di associazione a delinquere, truffa continuata e falso (gli ultimi due reati prescritti).

Secondo l’accusa Villa Pini negli anni fra il 2005 e il 2007, avrebbe espletato attività sanitaria non coperta da autorizzazione o accreditamento provvisorio e effettuato prestazioni a carico del sistema sanitario nazionale per discipline non accreditate quali l’ortopedia, l’oculistica, la cardiochirurgia, la chirurgia vascolare, la cardiologia, l’otorinolaringoiatria, le malattie e i disturbi dell’apparato riproduttivo femminile. La truffa (i crediti vantati in quel periodo nei confronti della Regione e dalle Asl) ammonta, sempre secondo l’accusa, a 46 milioni e 751 mila euro.

Fra i testimoni sentiti stamani, il maresciallo del Nas di Pescara Michele Pintauro e l’ex direttore amministrativo di Villa Pini ai tempi della gestione Angelini, Giovanna D’Innocenzo.

L’udienza di oggi, a cui gli Angelini non hanno partecipato, ha posto in risalto in particolare il meccanismo dei ricoveri ”ripetuti”: eclatante al riguardo il caso di un paziente, citato proprio dalla D’Innocenzo, il quale a fronte di uno o due ricoveri, aveva a suo carico 46 cartelle cliniche, maturando così in capo alla casa di cura, man mano che le cartelle cliniche si aprivano e si chiudevano, il diritto ad ottenere dalla Regione altrettanti rimborsi della Regione.

La D’Innocenzo ha raccontato di quando partecipò ad una riunione presso la Regione in cui a Villa Pini vennero contestati l’uso improprio di discipline non accreditate e i ricoveri ”ripetuti”: ”Ne ho parlato con Angelini e la Sollecito, inizialmente hanno risposto che nessuno gli aveva detto che non si poteva fare – ha riferito la D’Innocenzo al Tribunale – Quando ho detto che stavano commettendo un reato sono stata licenziata”.

Quanto alle prestazioni per le quali non vi era accreditamento, uno degli escamotage sarebbe stato quello di dimettere un paziente attraverso un reparto che aveva l’accreditamento ma dopo averlo trattato in un reparto che ne era privo: per esempio, l’intervento su un occhio si modificava, nel corso del ricovero, in trattamento di riabilitazione oculistica per il quale Villa Pini era convenzionata. L’ultima udienza del processo, quando verranno sentiti altri testimoni, e poi ci saranno camera di consiglio e sentenza, è in calendario per il 20 settembre prossimo.

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

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