Pescara, truffa sventata dalla Finanza, arrestato di nuovo Mattucci

Pescara, truffa sventata dalla Finanza. Il Comando Provinciale delle Fiamme Gialle ha smascherato una banda che si era specializzata in reati tributari e truffe ai danni dello Stato e di vari istituti di credito.

Le indagini iniziate addirittura dal 2005 e coordinate dalla Procura della Repubblica di Pescara, hanno prodotto arresti e sequestri in diverse regioni d’Italia. A finire in manette nuovamente l’imprenditore montesilvanese Mauro Mattucci, già arrestato nei giorni scorsi nell’ambito di una altra inchiesta “viribus unitis” a Chieti, svolta in sinergia tra la stessa Guardia di Finanza e la Squadra Mobile. Mattucci è ritenuto dagli investigatori dominus di un sodalizio criminale operante in varie regioni operante nell’edilizia e nel recupero di rottami ferrosi.

Le Fiamme Gialle gli hanno sequestrato circa 100 milioni di beni come profitto complessivo ottenuto in danno all’erario “ottenuto utilizzando in modo sistematico e spregiudicato una condotta in spregio a qualsiasi regola fiscale, societaria e di mercato”

Con l’operazione di oggi, denominata “Banco Matt” e’ stato completamente congelato il patrimonio di Mattucci. In tutto 12 le misure cautelari eseguite. Con Mattucci e’ finito nuovamente in carcere Antonio Gentile, mentre ai domiciliari sono Carla Cameli, Giuliano Capurri, Paolo Ciferri, Alberto Di Giandomenico, Nando Di Luca, Nazareno Gismondi, Valletta Lighezolo, Laurence Valerie, Lara Martini, Vincenzo Misso ed un cittadino straniero. Circa 70 gli indagati. Devono rispondere a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di reati tributari, truffa ai danni dello Stato e di istituti di credito: sono circa 200 le imputazioni specifiche.

Un complicato meccanismo fraudolento fatto di società da tenere operative e di altre da far morire con reciproche fatturazioni e cessioni di beni, consentiva in apparenza di far sembrare lecite le attività fraudolente: Mattucci e i suoi ricevevano dalle società compensi da dipendenti apparentemente regolari. Lo Stato non incassava nulla in quanto le società che erogavano i compensi non versavano le ritenute avvalendosi dei crediti creati con false fatture e le società rottamate venivano svuotate a grave danno delle banche e dei creditori. Un reticolo di oltre 100 società, di 500 milioni di fatture false e un danno per le casse dello Stato di circa 100 milioni di euro.

Uno degli esempi citati dagli investigatori riguarda la realizzazione del centro commerciale Civita Park di Civitanova Marche. I beni riconducibili al sodalizio criminoso sono stati sequestrati in Abruzzo, Marche, Lombardia, Trentino, Sardegna, Umbria, Lazio, Campania e Puglia. Bloccati 284 conti correnti, 57 depositi titoli, 3 cassette di sicurezza e ben 107 immobili, oltre che quote di 56 società.

L’operazione odierna, hanno sottolineato gli investigatori, oltre a recuperare risorse economiche allo Stato, “ha avuto l’obiettivo di ristabilire le regole di un mercato alterato ai danni di cittadini e imprenditori onesti”.

Il servizio del Tg8:

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