Pescara, banca condannata: “vessava il cliente”

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Il tribunale civile di Pescara dà ragione al commerciante che aveva citato un istituto di credito. La banca che continuava a chiedergli soldi non solo non avrà nulla, ma dovrà risarcirlo.

Protagonista del caso un imprenditore pescarese del settore della pelletteria, che ha intentato causa all’Unicredit (ma il caso ha riguardato all’epoca dei fatti Rolo Banca 1473, poi assorbita nel gruppo). Sin dai primi tempi del rapporto bancario la banca gli ha imputato costi e interessi passivi e commissioni che il cliente aveva contestato, ma che non avevano comportato alcuna rideterminazione da parte dell’istituto di credito. Il quale invece, secondo la tesi accolta dai giudici, aveva continuato a imputarli e a farli lievitare fino a comunicare al cliente la chiusura del conto con oltre 33mila euro di saldo passivo. A dirimere il caso in tribunale un consulente tecnico, la cui perizia ha accertato che le condizioni erano state variate unilateralmente dalla banca, e che anzi il cliente avrebbe dovuto avere un saldo attivo alla chiusura del conto. Di qui la condanna all’istituto di credito non soltanto al pagamento del saldo, ma anche al saldo stesso di circa 1500 euro, ma anche -oltre alle spese di giudizio- ad un risarcimento per responsabilità aggravata.

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

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