La “Signora no”: le ragioni del vincolo sulla Nave di Cascella

A Pescara la Sovrintendenza spiega il vincolo sulla Nave di Cascella “opera identitaria della città”. E’ un nuovo colpo al progetto del Ponte del cielo.

Quasi in concomitanza con l’ordinanza che ha salvato dall’abbattimento 19 pini in Viale Regina Margherita, la sovrintendente alle Belle Arti e al Paesaggio Maria Giulia Picchione (ormai già nota tra i detrattori ma anche tra i tanti estimatori con l’appellativo di “Signora no”), ha spiegato in una articolata nota il motivo di un’altra importante decisione riguardante la città di Pescara presa dal decreto ministeriale del 24 marzo scorso ed istruito dal suo ufficio: l’apposizione del vincolo sulla Nave di Cascella e l’intero Largo Mediterraneo, sulla spiaggia antistante il quale il Comune e il presidente della Regione D’Alfonso avevano avanzato il progetto del “Ponte del cielo”.

Nella nota la Sovrintendenza descrive l’opera come “testimone dell’identità culturale della città di Pescara e della sua collettività, da sempre gelosa custode di chi, con l’arte come D’Annunzio, Flaiano e in questo caso Pietro Cascella, hanno parlato e parleranno al mondo intero di Pescara”. Il vincolo è esteso a tutto il Largo Mediterraneo per salvaguardare “l’opera nel suo contesto di prospettiva, luce, visibilità, cornice ambientale e decoro, rispettando la volontà dell’artista che aveva pensato la nave libera, verso il mare aperto”. Senza ponti di mezzo, dunque. Più chiaro di così…

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

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