Grandi Rischi, processo in Cassazione, fiori bianchi nel flash-mob

Grandi Rischi, iniziato stamani in Cassazione l’ultimo grado di processo a 7 membri della Commissione . Manifestazione dei familiari delle vittime del Sisma a Roma. Chiesta la conferma delle assoluzioni e la condanna a De Bernardinis.

 

L’udienza

Intorno alle ore 18,00 l’udienza è ripresa. Il presidente del collegio Fausto Izzo,  potrebbe rinviare i lavori a domani venerdì 20 novembre. Intanto la parola è stata affidata al responsabile civile Carlo Sica. Dopodiché sarà la volta degli avvocati delle difese.

Dopo le 17,30 è stata chiesta una nuova pausa per consentire al Collegio come procedere verso la camera di consiglio, visti i tanti interventi rimasti. Domani, con tutta probabilità la replica della Procura Generale, la Camera di consiglio e la sentenza.

Alle 16,00 il dibattimento è ripreso con gli avvocati delle parti civili che hanno spiegato alla Corte i motivi del ricorso in Cassazione. Successivamente hanno preso la parola gli avvocati delle difese.

Alle 11 è iniziata l’udienza con la relazione del giudice Salvatore Dovere. La procura generale ha dichiarato con il sostituto Pg Fodaroni, che ritiene “adeguata” la sentenza della Corte D’Appello che assolse i membri della Commissione, condannando il solo De Bernardinis. “Vanno confermate le assoluzioni pronunciate in appello per 6 dei 7 componenti della commissione Grandi Rischi, imputati per omicidio colposo e lesioni. Per la Pg “vanno rigettati i ricorsi presentati dalla Procura generale de L’Aquila contro le assoluzioni, dalla presidenza del Consiglio dei ministri, che in questo processo e’ responsabile civile e della maggior parte delle parti civili”.

Il verdetto sarà pronunciato tra stasera e domani: l’Aula magna è stata messa a disposizione per entrambe le date. Tra le parti ricorrenti anche la Presidenza del Consiglio, in qualita’ di responsabile civile, mentre il Comune dell’Aquila è tra le parti civili.

Il processo
L’accusa ai commissari è quella di ‘aver dato rassicurazioni infondate alla popolazione de L’Aquila alla vigilia del terremoto che, il 6 aprile 2009, causò la morte di 309 persone’. La quarta sezione penale della Cassazione, presieduta da Fausto Izzo, è chiamata a decidere se accogliere o meno i ricorsi presentati contro la sentenza d’appello emessa dai giudici de L’Aquila il 10 novembre del 2014: la Corte d’appello, ribaltando il verdetto del tribunale, sentenziò l’assoluzione per 6 dei 7 componenti della Commissione, condannando a due anni di reclusione soltanto Bernardo De Bernardinis, ex vicecapo del settore tecnico del Dipartimento della Protezione civile. In primo grado, invece, tutti e 7 gli imputati erano stati condannati a 6 anni.
La manifestazione
Prima dell’inizio del processo, alle 10, in piazza Cavour a Roma, si è tenuto il flash mob “Bianco innocenza, un fiore per la giustizia!”.

Un flash mob silenzioso “a cui – spiega Maria Grazia Piccinini presidente della associazione “Ilaria Rambaldi Onlus”- hanno partecipato uomini e donne, artisti, associazioni, rappresentati della società civile per dare un segno che l’Italia c’è, che l’Italia non vuole più assistere a tragedie umane causate dalla superficialità dei grandi capi che, al contrario, dovrebbero tutelarci e proteggerci. Un flash mob in cui tutti hanno indossato qualcosa di bianco (anche con un semplice mantello o avvolti da un telo) tenendo un fiore in mano rivolto verso la Cassazione, sperando che “lo stesso silenzio che, il 6 aprile 2009, causò la morte di centinaia di vittime, non segni la conclusione di un processo che non dia giustizia a chi purtroppo ora non c’è più”.

Proprio davanti all’entrata della Corte, su un lungo striscione è stato scritto ‘Contro chi ha rassicurato invece di allarmare, contro un sistema malato che protegge se stesso chiediamo giustizia’. Molte le magliette bianche con la scritta ‘Rassicurato’.

Le Richieste del Procuratore Generale Maria Giuseppina Fodaroni: “Assoluzioni da confermare”

Vanno confermate le assoluzioni pronunciate in appello per 6 dei 7 componenti della commissione Grandi Rischi, imputati per omicidio colposo e lesioni. E’ quanto ha chiesto il sostituto pg di Cassazione, Maria Giuseppina Fodaroni, secondo la quale vanno rigettati i ricorsi presentati dalla Procura generale de L’Aquila contro le assoluzioni, dalla presidenza del Consiglio dei ministri, che in questo processo e’ responsabile civile e della maggior parte delle parti civili.  Va confermata la pena a 2 anni di reclusione inflitta in appello all’ex vicecapo del dipartimento della protezione civile, Bernardo De Bernardinis, l’unico componente della commissione Grandi Rischi che, in secondo grado, e’ stato condannato per omicidio colposo e lesioni in relazione alle rassicurazioni ritenute infondate date alla popolazione de L’Aquila alla vigilia del terremoto del 2009. Sempre Secondo il pg, ai soli effetti civili, vanno accolti alcuni ricorsi di parte civile, relativi al crollo della casa dello studente, presentati nei confronti dell’ex vicecapo della protezione civile. Per questo Fodaroni ha chiesto che venga celebrato un nuovo processo civile sulle richieste di risarcimento.  Secondo il pg, dunque, e’ legittima l’assoluzione dei 6 scienziati che componevano la commissione, finiti sotto processo con l’accusa di aver dato rassicurazioni infondate ai cittadini de L’Aquila dopo una riunione avvenuta il 31 marzo 2009, dunque pochi giorni prima del sisma che, il 6 aprile, causo’ la morte di 309 persone. Fodaroni, dunque, ha sollecitato la sostanziale conferma della sentenza emessa dai giudici della Corte d’appello de L’Aquila il 10 novembre 2014, quando vennero assolti Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’universita’ di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di protezione civile. In primo grado, invece, tutti e 7 gli imputati (compreso Bernardo De Bernardinis, ex vicecapo della protezione civile, condannato a 2 anni in appello) erano stati condannati a 6 anni.

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

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