Omicidio Rapposelli: plastica in scarpata non di auto Santoleri

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Omicidio Rapposelli: la plastica nella scarpata dove è stato trovato il cadavere della pittrice non appartiene all’auto dei suoi familiari indagati.

Il pezzo plastificato di un parafango trovato a Tolentino nei pressi del cadavere di Renata Rapposelli non appartiene alla Fiat Seicento di Giuseppe e Simone Santoleri, ex marito e figlio della donna, indagati per concorso in omicidio ed occultamento di cadavere. L’esito della comparazione dei materiali tra il reperto e quello dell’utilitaria sequestrata, è soltanto il primo in una lunga serie di accertamenti tecnici affidati ai carabinieri del Ris dalla magistratura: nei prossimi giorni proseguiranno a pervenire in Procura, ad Ancona, altri riscontri scientifici per chiarire il quadro ed eventualmente le responsabilità del delitto della 64enne pittrice originaria di Chieti. Dai laboratori dei carabinieri sono infatti attesi referti assai più significativi, relativi ad una serie di campioni prelevati soprattutto nell’auto di padre e figlio oltre che nella abitazione dei due a Giulianova. Entrambi gli indagati continuano a sostenere la versione secondo cui il 9 ottobre Giuseppe Santoleri ha accompagnato la ex moglie a Loreto: racconto che stride sempre più- secondo gli investigatori-  in particolare con la testimonianza di una farmacista di Tortoreto, certa del fatto che proprio quel giorno Renata si sia recata nel suo esercizio per richiedere un calmante, in un orario difficilmente compatibile con quello del viaggio nelle Marche. Chi indaga cerca riscontri -a questo proposito- attraverso la tessera sanitaria usata dalla vittima per l’acquisto in farmacia.

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

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