Delitto Jason, i motivi del ricorso in Cassazione

Il difensore della madre Katia Reginella motiva il ricorso presentato in Cassazione contro la condanna a 18 anni per il delitto di Jason.

Per il legale della donna Vincenzo Di Nanna “La celebrazione del processo, sin dalla fase delle indagini preliminari, è stata realizzata tramite una franca, grave e reiterata violazione dei principi sanciti dagli artt. 3 e 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, tanto da trasformare il giudizio in un cinico esperimento avente per oggetto una povera cavia umana”.

Secondo Di Nanna la verità emerge perfino dalle stesse motivazioni della sentenza, dove si ammette infatti che la Reginella, priva di ogni sostegno da parte dei familiari, conviveva con Denny Pruscino subendo condotte violente e maltrattamenti del compagno, oltre all’allontanamento dei due precedenti figli da lui avuti, conseguiti al riscontro di traumi e lesioni sui bambini da parte di servizi sociali, senza contare la violenza sessuale di gruppo subita dall’imputata.

“Pertanto”- conclude Di Nanna-“la decisione frettolosa della Corte d’Assise d’Appello di Ancona di voler giudicare i fatti ‘prescindendo’ dal contesto familiare in cui si sono svolti appare assolutamente illogica e irrazionale, al punto da far ritenere il totale difetto di motivazione. E’ come se, purtroppo, il pregiudizio creato e alimentato da stampa e TV della ‘mamma assassina’ abbia finito per prevalere sulla ragione”.

Tutto sul caso del piccolo Jason, clicca qui

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

Sii il primo a commentare su "Delitto Jason, i motivi del ricorso in Cassazione"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato


*