Consultori Abruzzo, appello per fermare la legge

Cinque associazioni e sigle sindacali lanciano un appello al Consiglio regionale per bloccare la modifica alla legge per i Consultori in Abruzzo: “Favoriti quelli privati”.

A mobilitarsi sono Cgil, il suo sindacato dei pensionati SPI, l’Unione Donne Italiane, e le associazioni aquilane “Donne TerreMutate” e “Donatella Tellini”, alla notizia che in Consiglio regionale, alla Quinta Commissione Salute, Sicurezza Sociale, Cultura, Formazione Lavoro, è stata presentata la proposta di modifiche alla legge regionale del 1978 sul servizio per l’assistenza alla famiglia, all’infanzia, alla maternità e alla paternità responsabili. Una proposta, spiegano le associazioni, redatta senza alcun percorso di ascolto delle parti sociali e delle associazioni femminili e femministe del territorio regionale. Ma le contestazioni non si limitano all’aspetto La nota sottolinea, nel merito della proposta stessa “l’inammissibilità della riduzione delle risorse destinate ai consultori pubblici a vantaggio delle strutture private, il cui personale è, talvolta, mancante dei requisiti tecnici e legali della Legge istitutiva dei consultori. Il numero dei consultori pubblici -osservano le associazioni- “è stato drasticamente ridotto negli ultimi anni; le prestazioni di base non sono più assicurate alle donne: di fatto assistiamo a una diminuzione della possibilità di usufruire di un servizio pubblico di qualità che colpisce le fasce più deboli della popolazione e limita l’autodeterminazione delle donne. Per questa ragione le cinque associazioni chiedono l’immediato ritiro della proposta di modifica e l’apertura immediata di un tavolo di confronto a livello regionale.

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

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