Chieti, rubati venti tombini di ghisa

Chieti, rubati venti tombini di ghisa in pochi giorni, il Comune denuncia il fatto ai Carabinieri. Sono grigi e pesanti, ma ingolosiscono i ladri come fossero oro lucente: sono i tombini di ghisa, o più correttamente chiusini, visto che servono a chiudere le cavità funzionali poste sotto le strade cittadine.

Quando serve si aprono per consentire agli addetti di entrare nel sottosuolo. Altra cosa è scardinarli per portarseli via tal quali, pesanti e grigi come sono, eppure succede spesso. In diverse città d’Italia i tombini spariscono improvvisamente, lasciando un asfalto effetto groviera ad assorbire le maledizioni degli automobilisti. E’ accaduto anche a Chieti, dove in pochi giorni ne sono spariti una decina; sono in tutto venti quelli complessivamente trafugati prima e dopo l’esposto presentato dal Comune ai Carabinieri di via Arniense. Dunque non solo furti di tubi, cavi e grondaie di rame, ora pure i chiusini sono diventati oggetto del desiderio dei ladri. La ghisa è una lega composta da ferro e carbonio. Più dura e refrattaria all’abrasione dell’acciaio dolce, la ghisa smorza le vibrazioni, è economica, facile da fondere e lavorare, resistente alle variazioni di temperatura e con spiccate qualità antiruggine, tanto che viene utilizzata sovente per arredi urbani  come panchine e fontanelle estetici. Furti analoghi a quello di Chieti erano accaduti qualche tempo fa anche a Montesilvano, dove in una sola notte sparirono 18 coperchi lasciando scoperte le buche stradali che immettono ai pozzetti di acquedotti, fognature, linee elettriche e telefoniche. L’asportazione fraudolenta crea notevoli problemi alle amministrazioni comunali, sia sotto il profilo economico che sotto quello della sicurezza; sostituire un tombino può costare da 300 a 500 euro a pezzo, senza contare che un foro improvviso lungo la strada non segnalato adeguatamente rappresenta un rischio per l’incolumità delle persone e per le casse comunali (in caso di danni). Alle quotazioni attuali la ghisa costa circa 500 euro a tonnellata, ma sul mercato nero dei rottamatori il prezzo scende, anche se la maggior parte delle aziende non tratta il ritiro dai privati ed esige appropriata documentazione di provenienza. La  vendita di un singolo tombino rubato (peso dai 50 ai 70 chili) frutta in media 3-4 euro: per incassarne 100 occorre prelevarne una trentina. Pur non essendo propriamente il “nuovo oro”, la facilità con cui si riesce ad impossessarsene la fa diventare appetibile. In alcune città italiane i tombini sono stati sostituiti con chiusini incernierati al cemento, più difficili da sradicare; in altre con tombini high tech realizzati in materiale composito, che non fonde, non è riciclabile né riutilizzabile in alcun modo. E pare che non costi nemmeno tanto… visti i tempi, i Comuni abruzzesi farebbero bene ad informarsi.

L'autore

Marina Moretti
Nata a Pescara, dopo la maturità classica ha svolto diversi lavori in ambito culturale, artistico e teatrale per poi dedicarsi completamente al giornalismo, sia giornali che radio e tv. Giornalista pubblicista dal 1996, è professionista dal 2010. Come redattore di Rete8, dal 2001, si occupa di diversi settori, con particolare interesse per quello culturale. Ha da poco aperto un blog di fotografie skybycarphotos.

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