Bimbo ucciso a Pescara: assolto il papà adottivo

Maxim_Maravalle

Bimbo ucciso a Pescara: assolto il papà adottivo. Ritenuto incapace di intendere e di volere all’epoca dei fatti, Massimo Maravalle è stato assolto perché non punibile. Per lui libertà vigilata per dieci anni e un anno di reclusione per il reato di falso in concorso (pena sospesa) al termine del rito abbreviato.

Lo ha stabilito il gup del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio. Massimo Maravalle, tecnico informatico di 48 anni, affetto da disturbo psicotico atipico, la notte tra il 17 e il 18 luglio del 2014 uccise il figlio adottivo di cinque anni Maxim, di origine russa, soffocandolo mentre dormiva nell’abitazione coniugale di via Petrarca a Pescara.

Maravalle è stato difeso dall’avvocato Giuliano Milia ed è stato giudicato con rito abbreviato. A chiedere l’assoluzione di Maravalle dal reato di omicidio era stato il pm Andrea Papalia, poiché secondo la perizia dello psichiatra Renato Ariatti, all’epoca dei fatti il tecnico informatico “versava, per infermità in condizioni di totale esclusione della capacità di intendere e volere”. Dunque secondo la legge, Maravalle non è punibile. Per il reato di falso il pm avevo invece chiesto otto mesi. Oltre alla libertà vigilata per dieci anni, il giudice ha confermato l’obbligo per il tecnico informatico di recarsi due giorni alla settimana presso il centro di salute mentale di Pescara.

Intanto il gup ha già fissato per il prossimo 24 marzo alle 10 l’udienza di verifica periodica della pericolosità sociale di Maravalle.

Per quanto riguarda invece il reato di falso, secondo l’accusa Maravalle e la moglie avrebbero omesso di riferire e fornire notizie sui disturbi e sulla patologia psichiatrica dell’uomo, in occasione della dichiarazione di disponibilità, presentata al tribunale per i minorenni de L’Aquila per l’adozione internazionale, con contestuale richiesta di relativa idoneità. I due medici, sempre secondo l’accusa, avrebbero invece attestato che il padre di Maxim era esente da difetti fisici e psichici, omettendo di rilevare l’esistenza di patologie.

Per quanto riguarda Patrizia Silvestri, madre adottiva di Maxim, Giuliana Iachini, medico del servizio di medicina legale e del lavoro della Asl di Pescara, e Fabio Panzieri, medico di base, sono stati rinviati a giudizio per il reato di falso in concorso. Il processo a carico dei tre prenderà il via 27 aprile prossimo davanti alla corte d’assise di Chieti.

“Verificheremo, cercheremo di capire e andremo avanti, perché siamo convinti che veramente in questa circostanza i coniugi Maravalle abbiano fatto tutto quello che avrebbero dovuto fare”, ha dichiarato l’avvocato Alfonso Vasile, uno dei difensori di Patrizia Silvestri. “Abbiamo appena letto i provvedimenti del giudice e li verificheremo. A noi sembra che la cosa avrebbe potuto concludersi in modo diverso perché tanti erano gli elementi a favore, almeno per quanto riguarda la mia assistita”.

“Questa è soltanto l’udienza di rinvio a giudizio”, ha commentato l’altro difensore di Silvestri, l’avvocato Carla Panizzi, “quindi si tratta di un vaglio dovuto, mentre nel dibattimento avremo modo di dimostrare le nostre tesi, sulla base di numerosi elementi documentali e testimoniali, che ci consentiranno di provare l’assoluta estraneità della nostra assistita a qualsiasi condotta le venga contestata”.

“Siamo sereni perché convinti dell’innocenza della nostra assistita. Il giudice in questa sede ha ritenuto che ci potessero essere negli atti di indagine degli elementi per rinviare a giudizio la mia assistita, ne prendiamo atto e vedremo di sostenere nuovamente le stesse argomentazioni davanti alla corte d’assise”. Lo ha detto l’avvocato Aldo Moretti, difensore di Giuliana Iachini, medico del servizio di medicina legale e del lavoro della Asl di Pescara. “Affronteremo il processo con le argomentazioni che erano già state sostenute davanti al gup”, ha aggiunto Moretti, “sereni e convinti di poter dimostrare nelle sedi competenti l’estraneità della dottoressa Iachini al fatto contestato”.

L'autore

Anna Di Giorgio
Anna Di Giorgio nasce a Moncalieri (Torino), ma dall’età di quattro anni vive in Abruzzo. Ha conseguito la laurea in Lettere moderne presso l’università “G. d’Annunzio” di Chieti. Iscritta all’albo dei giornalisti dal 2002, è professionista dal 2010. Lavora per Rete8 dal 2005.

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