“Afrodite e le altre”, arte figurativa in equilibrio tra bellezza e magia a Ortona

Sarà esposta presso Torre della Loggia di Ortona la bipersonale di pittura degli autori Agostino Bergo e Monica Seksich “Afrodite e le altre”, dal 18 luglio al 12 ottobre.

Si tratta del primo di diversi altri eventi espositivi legati ai vincitori e partecipanti del Premio Nazionale ‘Basilio Cascella’, che vedranno alternarsi pittori e fotografi nella prestigiosa sede espositiva della Torre.
Vernissage con gli autori il 18 luglio alle ore 21 con serata a tema ‘la Bellezza che non può essere raccontata’ all’interno della ormai consueta rassegna #sololabellezzacisalverà proposta da Torre della Loggia, in collaborazione con Associazione Atlantide e il Premio ‘Basilio Cascella’.

 

LA MOSTRA (Note degli artisti Agostino Bergo e Monica Seksich)

Nella visione platonica, la bellezza, ovvero la “giusta mescolanza di elementi secondo misura”, è l’alfabeto con cui l’uomo viene messo in comunicazione col mondo delle idee, col divino. In un atto che possiamo definire magico questa comunicazione con il trascendente sopperisce alla paura atavica dell’uomo di non lasciare nulla di sé nel mondo. Nel Panteon greco la Dea davanti alla quale anche Zeus chinava il capo è un essere femminile: Ananké, la Necessità. Nel Fedone ci viene raccontata la storia inedita di Necessità che, congiungendosi con Mancanza, genera Eros. L’amore nasce. quindi, anche dalla Necessità. La Necessità ineluttabile dell’uomo è qualcosa che genera l’amore e che quindi gli è precedente. La Necessità è la consolazione per la nostra mortalità attraverso la contemplazione della bellezza. E’ un essere femminile perché il femminile riesce là dove il maschile soccombe: prendersi cura dell’uomo attraverso la tenerezza, la consolazione, la comunicazione con un mondo superiore.

Afrodite e le altre, offre, attraverso l’incontro con Dee e donne, la visione allegorica ed archetipica dei due artisti in mostra.
Afrodite sposa Efesto, il Dio “zoppo”. Solo la bellezza suprema e libera di Afrodite, al netto di sconfessate quanto fugaci infatuazioni, consola Efesto dall’abbandono di Era, dal rifiuto di una madre che ne ha addirittura compromesso l’integrità fisica. Proprio come da una Dea si genera l’amore, da una Dea nasce la consolazione; unico presupposto che desta l’uomo dalla sua insensatezza e lo proietta nell’atto che lo rende più simile al Dio
contemporaneo: la creazione (artistica)”.

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